Viterbo – (sil.co.) – Accusata di impiegare i lavoratori durante il periodo di cassintegrazione, è stata assolta dall’accusa di truffa all’Inps l’amministratrice delegata di una grossa azienda viterbese con una ottantina di dipendenti, finita nei guai in seguito a una segnalazione anonima.
Era l’estate del 2014 quando fu presentato un esposto anonimo, in seguito al quale, nel mese di agosto, i militari del nucleo carabinieri ispettorato del lavoro si sono appostati all’esterno dei capannoni della ditta, che si estende su un superficie di 16mila metri quadri, appuntando i numeri di targa delle persone che superavano il cancello, parcheggiando nel piazzale interno.
I militari hanno quindi controllato a chi appartenessero le vetture e una volta riscontrato che erano di dipendenti o di loro familiari, a fine mese, hanno controllato i nominativi sui moduli inviati all’Inps dall’azienda per verificare se in quei giorni fossero in cassa integrazione o in giornata lavorativa.
Una ventina le posizioni sospette, lavoratori che risultavano avere parcheggiato la propria vettura nel piazzale della ditta in giorni in cui avrebbero dovuto essere a casa.
Da circa due-tre anni, la ditta beneficiava di un provvedimento in base al quale la cassa integrazione veniva conguagliata mensilmente dalla stessa ditta, scomputando dai contributi versati all’Inps le ore non lavorate dai dipendenti. Ad agosto 2014, secondo l’accusa, sarebbero stati compensati illegittimamente circa 1800 euro.
Nel corso del processo, però, gli stessi lavoratori hanno spiegato perché si trovassero in azienda. “Ero andata a portare le bomboniere ai colleghi”, ha detto una dipendente che, essendo al centralino, nei giorni di lavoro non avrebbe potuto. “Essendo un responsabile, capita che io passi anche se non lavoro, per controllare situazioni che seguo solo io”, ha spiegato un collega. “Non sempre la turnazione scritta sui prospetti corrisponde a quella effettiva, perché l’azienda lavora su commesse, che possono essere variabili, per cui capita spesso che il capoturno riveda gli orari a seconda delle esigenze senza comunicare la variazione”, ha spiegato un’addetta alla contabilità.
Per il difensore Remigio Sicilia, l’imputata era da assolvere. D’accordo il giudice Giacomo Autizi che, nell’udienza di giovedì, dopo quasi cinque anni, ha assolto la donna per non aver commesso il fatto.
– Cassintegrati al lavoro, azienda a processo
