Viterbo – “Quota 100 crea soprattutto problemi anziché risolverli”. Parola di sindacato. Nello specifico la Cisl del segretario generale Fortunato Mannino. “E anche per quanto riguarda l’affluenza ci aspettavamo qualcosa di più”. Trecento le domande raccolte in tutta la Tuscia dai 26 patronati che fanno riferimento alle principali sigle, vale a dire Cgil, Cisl e Uil. Il sindacato a guida Mannino ne ha totalizzate 120. Ma il punto vero non è questo.
Quota 100 è una delle misure cardine della legge di bilancio 2019 voluta dal governo giallo-verde Conte, Salvini, Di Maio. Ed è sostanzialmente volta a contrastare gli effetti della riforma delle pensioni 2011 di Mario Monti, la riforma Fornero. Operativa da quest’anno, andrà avanti fino al 2021 e consente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti coloro che vantano almeno 38 anni di contributi e 62 anni di età. Trentotto più sessantadue uguale 100.
“I problemi sono diversi – dice Mannino -. Uno su tutti. E’ stata pensata per aumentare i posti di lavoro. Tanti vanno in pensione e tanti altri li dovrebbero sostituire. Ma così non è, perché la richiesta di anticipare la pensione viene soprattutto dalla scuola e dal pubblico impiego. In tal caso – si domanda il segretario della Cisl – quale ricambio ci può essere se per entrare nell’amministrazione pubblica servono i concorsi pubblici e questi sono stati bloccati così come è stato stoppato anche il turn over?”.
Quindi, secondo il sindacato, non ci sarà alcun ricambio. “Anzi – aggiunge Mannino – il rischio è quello di ritrovarsi senza medici, infermieri e dirigenti. Al massimo verranno stabilizzati i precari che di suo è cosa buona, ma questo non significa creare nuovi posti di lavoro”.
Se nel pubblico Quota 100 va per la maggiore, nel privato invece è un vero e proprio pianto. E i problemi per la Cisl sono in particolare modo due.
Il primo riguarda i professionisti. “Chi andrà in pensione – evidenzia Fortunato Mannino – laddove ha una partita Iva, dovrà chiuderla accontentandosi di collaborazioni occasionali che non superino i 5 mila euro lordi l’anno. Il che significa un netto rifiuto di avvalersi del pensionamento anticipato anche se si hanno tutti quanti i requisiti. Parecchi autonomi hanno fatto retromarcia”.
La seconda incognita tira invece in ballo i lavori usuranti, edilizia e agricoltura su tutti. “Qui – dice Mannino – il punto vero è lo ‘spezzatino contributivo’. I trentotto anni di contributi vanno realizzati nell’ambito dello stesso ente previdenziale. Tutti con l’Inps oppure, ad esempio, tutti con l’Inpdap. Molti edili e braccianti sono passati da un sistema contributivo all’altro e non è insolito trovare persone che hanno vissuto lunghi periodi di cassa integrazione. Pertanto i 38 anni possono essere raggiunti avvalendosi dell’ente al quale sono stati versati la maggior parte dei contributi riscattando gli altri che mancano. Solo che questa cosa ha un costo in termini economici. In alcuni casi per riscattare tre anni di contributi servono 20 mila euro o giù di lì. E per un bracciante o un muratore è a dir poco impensabile”.
Ultimo, ma non da ultimo, la remissione in termini economici. “Chi va in pensione con Quota 100 – commenta Mannino – deve fare i conti con un assegno che sarà ridotto, dal 15 al 30%, rispetto a quello che prenderebbe se andasse a riposo a 67 anni e 42 di contributi, come normalmente avviene. E questo se lo possono permettere solo le persone che non hanno problemi economici, vale a dire lavoratori che hanno almeno la casa di proprietà, nessun figlio da aiutare e un potere di acquisto medio. Altrimenti non conviene. E noi del sindacato siamo i primi a sconsigliarlo. Tant’è vero che su 100 persone che chiedono informazioni alla fine soltanto 50 decidono di aderire all’iniziativa promossa dal governo”.
Insomma, a chi conviene Quota 100. Mannino non ha dubbi. “Ai disoccupati che hanno già raggiunto i 38 anni di contributi e agli esodati, ossia chi ha interrotto il proprio rapporto di lavoro in conseguenza di accordi di ristrutturazione o crisi aziendali, ma che non ha ancora diritto alla pensione. Per lo più over 50”.
In poche parole, “Quota 100 – conclude Mannino – conviene a chi si è stufato di stare nel mondo del lavoro, non ce la fa più e si accontenta di quello che ha maturato in 38 anni di contributi. Sembra quasi un altro ammortizzatore sociale. Come sindacato consigliamo di rifletterci bene”.
Daniele Camilli




