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“Reddito di cittadinanza, 150 famiglie restano fuori”

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Viterbo - Antonella Sberna

Viterbo – Antonella Sberna

Viterbo – “Reddito di cittadinanza, 150 famiglie restano fuori”. L’assessora ai Servizi sociale Antonella Sberna spiega che dei circa 400 nuclei famigliari che, a Viterbo, hanno usufruito del Reddito di inclusione, col suo esaurirsi e il passaggio al Reddito di cittadinanza, saranno circa 150 le famiglie che rimarranno senza aiuti.

“Con questo passaggio – dice Sberna – la platea che poteva accedere al Rei non è la stessa di quella del reddito di cittadinanza per una serie di requisiti diversi. Di quelle che abbiamo in carico al 28 febbraio, ultimo giorno per presentare le domande, circa un 30 per cento resterà fuori.

Quelli che comunque sono entrati col Rei possono completare il percorso dei 18 mesi dal momento in cui hanno iniziato, che sia ottobre dello scorso anno o febbraio di quello attuale. A scaglioni, però, andranno a esaurirsi e dopo si potrà chiedere il redito di cittadinanza. Di queste 400 famiglie, circa 150 non avranno i requisiti per accedere al Rdc che avevano invece per il Rei”.

Sberna evidenzia un aspetto e cioè che “queste famiglie – continua – non sparisco e presumibilmente si rivolgeranno ai Servizi sociali per avere un sussidio e quindi chi non è stato messo nelle condizioni di accedere a una condizione lavorativa o riqualificazione sociale che era, invece, lo scopo del Rei che dava sostegno economico limitato nel tempo proprio perché, in questo periodo, c’è soprattutto un percorso di presa in carico dei Servizi sociali e dei programmi di inclusione con una serie di progetti come il reinserimento lavorativo e il profilatura delle persone coi Col, ma anche misure per i figli e la scuola. Un aspetto che col reddito di cittadinanza viene a mancare visto che questo punta più alla dimensione professionale.

Il problema pare che sia anche territoriale, nel senso che se c’è un posto di lavoro a Cuneo per una famiglia di Napoli non può rifiutare la proposta. Entrano qui in gioco tutta una serie di questioni legate alla sfera umana, affettiva e sociale che vengono trascurate da questa misura, e di cui invece il Rei, essendo più territoriale, teneva conto”.

Il risvolto finale è che “ci troveremo – conclude Sberna – ad avere la necessità di mettere in bilancio poste per il sostegno alla povertà che prima transitavano ai programmi nazionali che afferivano al Rei e che adesso dovremo sostenere con le nostre forze.

Una situazione di emergenza, forse non nell’immediato, ma a partire dalla seconda metà dell’anno a cui si dovrà far fronte, strutturando sia in fase di previsione che di assestamento di bilancio con la responsabilità e la consapevolezza che alcune misure e alcuni interventi dovranno essere necessariamente messi in campo per non far mancare alle famiglie, ai bambini e a chi non potrà accedere al reddito di cittadinanza il sostegno che, da una parte per legge e dall’altra per coscienza dovremo garantire”.


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