Ancona – “Sembra un maschio, allʼimputato non piaceva. Si è inventata lo stupro”. Questa la sentenza choc a un processo per violenza sessuale. Per i giudici, tre donne, la 22enne peruviana era troppo mascolina per essere desiderabile sessualmente.
Quindi, lo stupro se lo è inventato e il giovane è stato assolto. A raccontare la vicenda è Repubblica. La sentenza è stata emessa in appello e annullata dalla Cassazione e a rendere ancora più singolare la scelta è che a scriverla siano state tre donne.
La vicenda risale al 2015, ad Ancona, dove la vittima frequentava una scuola serale. Al termine di una lezione, di sera, esce con alcuni compagni per una birra. Bevono diversi bicchieri, poi la ragazza e un suo coetaneo si appartano. Ha un rapporto sessuale, ma lei non era consenziente, tanto che in ospedale l’abuso è certificato dai medici.
A luglio prende il via li processo di primo grado che condanna a cinque anni il giovane che ha avuto il rapporto e a tre il giovane. C’è il ricorso in appello a novembre che dà ragione ai due ragazzi. Nella sentenza, la donna violentata è definita “la scaltra peruviana” e all’interno sono riportati commenti sulla sua scarsa avvenenza.
Per avallare l’innocenza del ragazzo, è riportato anche il fatto che sul cellulare avesse memorizzato il nome della donna alla voce “Vikingo”, proprio per alludere alla mascolinità. Non solo, mascolinità avallata dalla “fotografia presente nel fascicolo processuale”.
Di conseguenza, non piacendo all’uomo, è poco credibile l’ipotesi dello stupro. Verdetto annullato dalla Cassazione, adesso il processo dovrà essere rifatto.
