Acquapendente – Appalti truccati nell’Alta Tuscia, il processo non decolla. Ancora in sospeso le intercettazioni chieste dall’accusa, intanto solleva ulteriori eccezioni la difesa.
E’ ripreso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone il processo scaturito dall’operazione Vox Populi dei carabinieri forestali del 17 ottobre 2016 nella quale furono arrestati Fabrizio Galli, Marco Bonamici, Ferrero Friggi e Vincenzo Palumbo. Ai due imprenditori e ai due funzionari comunali, che tre anni fa finirono ai domiciliari, sono contestati a vario titolo la turbativa d’asta e la rivelazione di segreti d’ufficio. Reati che si sarebbero consumati ad Acquapendente tra il 2012 e il 2015.
Parte civile l’imprenditore Mauro Gioacchini, assistito dall’avvocato Angelo Di Silvio, non come persona fisica, ma come socio dell’impresa Gioacchini Sante sas e con la ‘Gmg costruzioni srl’, impresa a lui riconducibile. Oltre alle due aziende, si è costituito parte civile il Comune. A far finire nei guai gli imprenditori e i funzionari pubblici, furono le denunce del presidente di un comitato cittadino di Acquapendente e di Gioacchini.
Nell’udienza di ieri il collegio non ha sciolto la riserva, sospendendo ancora una volta la richiesta di trascrizione delle intercettazioni che secondo l’accusa, che ne ha chiesto l’ingresso nel fascicolo del processo, inchioderebbero gli imputati alle proprie responsabilità. Ancora in forse il loro ingresso nel fascicolo del processo. Servono ulteriori verifiche per stabilirne l’utilizzabilità.
Sono state inoltre sollevate ulteriori eccezioni dal difensore Enrico Valentini, relative a una presunta sospensione postuma delle intercettazioni dal 19 dicembre 2914 al 5 febbraio 2015, risalente al 25 febbraio 2015.
Fatto sta che per la terza volta consecutiva, dopo le udienze del 10 ottobre 2018 e dello scorso 13 febbraio, il processo è stato rinviato, al 15 maggio, per sciogliere la riserva sulle intercettazioni, disporre in caso positivo la nomina di un perito e fissare l’ascolto dei primi testimoni dell’accusa.
Silvana Cortignani
