Viterbo – Viviamo in un mondo in cui persino presidenti, pontefici e saggi opinionisti si esprimono con un tweet per catturare l’attenzione del pubblico. Così, a forza di scrivere cose serie (o seriose, vedete voi) il rischio é quello di apparire noiosi e di non venir letti per niente.
Vi offro allora delle battute, delle provocazioni, dei pensieri-flash con qualche sottinteso rimando sociologico.
Ogni tanto, per poter stimolare una riflessione, è meglio prenderla più alla leggera, anche quando si affrontano temi seri, a volte tragici. Lo insegnavano, seppur in tempi diversi, poeti come Orazio e de Santeul.
Turisti. I turisti non comprano nei negozi. I soldi li spendono in hotel, al ristorante, in pizzeria, al bar; al massimo acquistano una calamita souvenir. Mica vengono per fare la spesa o per completare il guardaroba per la stagione primavera-estate. Oddio, se ci fosse un vero artigianato tipicamente viterbese.
Vincoli. Non sarà che la Sovrintendenza si è spaventata, quando ha saputo che, assieme agli stabilimenti termali, dovevano crescere anche quartieri residenziali, cementificando un’area archeologica e paesaggistica preziosa? Un conto sono hotel, spa e piscine, un conto allegri condomini.
Conferimenti. Se devi fare una ventina di chilometri tra andata e ritorno per conferire un vecchio televisore, la tentazione di abbandonarlo sul ciglio della via Francigena che ti passa sotto casa diventa fortissima.
E che sarà mai. Se torturi un animale, se rubi il parcheggio a un disabile, se ti spieghi con un cazzotto, se butti la cartaccia per terra, se scrivi stronzate sui muri, se non paghi il biglietto del bus, se ti fai pagare per un lavoro malfatto (seguono novantadue altri casi). Embé? Che sarà mai.
Gilet gialli. C’era un tizio lungo la strada, con il gilet giallo, vicino ad una macchina guasta. Aiutarlo, e passare per un grillino? Non aiutarlo, e passare per un nemico dei grillini? Sono stato un’ora nel dubbio. Poi ci ha pensato un tir, che lo ha trascinato via. Problema risolto.
Italiano. Qualcuno ha lanciato l’allarme preoccupato per certe derive del Festival della canzone italiana di Sanremo. Quel povero Mahmood ha dovuto specificare di essere un prodotto italiano. Come quelli indicati sui banchi dei supermercati. Il lato più suggestivo del multiculturalismo.
Elettricità. Ci mancavano pure le auto, a succhiare energia elettrica per essere ecologiche. Dove la prendiamo, tutta questa energia? Le centrali no, le pale eoliche no, gli impianti fotovoltaici no, le dighe no, il geotermico no, il gas no: inquinano e rovinano l’ambiente. Se tornassimo alle carrozze a cavalli? Già: e se poi si incazzano gli animalisti?
Sorpassato. A lui non piace il rap. Sostiene che Dylan, Mercury, Guccini hanno detto le stesse cose usando tutte e sette le note. In realtà non gli piace il rap perché, l’altro giorno, gli è toccato usare il gobbo per cantare Anastasio sotto la doccia.
Vita, morte e resurrezione del centro storico. A Via Cardinal La Fontaine un vecchio palazzo sta crollando e poche decine di metri più in là si progetta un Hotel a cinque stelle in un stabile altrettanto vecchio. Bauman diceva che viviamo in una società incerta e contraddittoria: aveva visitato Viterbo?
La matematica è un’opinione. Succede con il calcolo costi/benefici della Tav, con la valutazione dell’astensionismo elettorale a seconda che vinci o che perdi, persino quando ti regoli sugli sconti al supermercato. Va bene così: del resto molti matematici sostengono che due più due fa “all’incirca” quattro.
Il culo. Sta diventando un argomento importante nel vissuto, anche pubblico, degli italiani. E non nel senso di fortuna o meno, proprio nel senso di deretano. Del resto, non volendo metterci la faccia, qualcuno provvede diversamente.
Il clima. Pioggia e umidità a Viterbo? Manco fossimo nella Valpadana. Ma non si era detto che Viterbo si salvava dalle polveri sottili perché era una città ventosa? Misteri e arcani degli statistici.
Francesco Mattioli


