Fabrica di Roma – Cane straziato dalla balestra, il giudice Giacomo Autizi deciderà se accordare una ulteriore perizia balistica dopo avere sentito tutti i testimoni della difesa, mentre sarà processato a parte per stalking il militare.
Nel corso dell’udienza di ieri, il magistrato ha confermato infatti la sua incompatibilità a giudicare l’imputato per il reato di stalking, avendo già condannato il paracadutista 48enne a una multa di 500 euro per minacce e molestie, per essersi vantato sulla pagina Facebook del gruppo dell’associazione animalista “Incrociamo le zampe onlus” dell’uccisione di Nuvola, prima dietro i nickname Benny Anthony, Diavolo Giallo e Extrema Ratio, poi con nome e cognome.
Per l’imputato si profila quindi un altro processo, davanti a un altro giudice, oltre a questo ancora in corso e all’altro finito lo scorso 5 novembre con una condanna in primo grado.
La barbara uccisione di Nuvola risale al 26 maggio 2013, quando la povera bestia fu trovata morta all’interno del garage dei proprietari, una coppia di animalisti, Franco Crestoni e Tatiana Riabova (nel frattempo deceduta), parte civile nel processo assieme all’Enpa e a Rita Storri per l’associazione Incrociamo le zampe onlus.
Ieri è stata sentita una sola teste della difesa nel processo in cui, a questo punto, il 48enne deve rispondere solo per l’uccisione di Nuvola e per violazione di domicilio.
Il 23 maggio, davanti a un altro giudice, riprenderà il processo per stalking ai proprietari della maremmana. Il prossimo 26 settembre, invece, l’imputato tornerà davanti ad Autizi per completare l’ascolto dei testimoni della difesa, sciogliere la riserva sula richiesta di una nuova perizia balistica e fissare la data della discussione e della sentenza.
Già condannato per minacce e molestie su Facebook
Risale allo scorso 5 novembre la condanna a una multa di 500 euro in primo grado del 48enne per minacce e molestie su Facebook.
Sul social network l’imputato si celava dietro i nickname Benny Anthony, Diavolo Giallo e Extrema Ratio, postando commenti e articoli facenti riferimento all’uccisione del cane Nuvola e anche ai presunti spari in aria durante una fiaccolata degli animalisti per Nuvola, a Fabrica di Roma, interrotta per motivi di sicurezza e ordine pubblico dai carabinieri.
Frasi del tipo: “Se avessi avuto un’arma da fuoco, giuro sui miei figli che l’avrei usata. Ma non per sparare in aria, come dite voi. Ma avrei staccato le gambe a più di qualcuno. A costo di andare in galera”.
Un crescendo di minacce verso gli animalisti in genere e verso la presidente della onlus in particolare, secondo l’accusa: “Sono appena tornato, ero andato a fare commissioni. Ho pure incrociato la vostra presidente. Bella macchina”, “Ha mica un fuoristrada grigio? Io ero quello con la Bmw nera. O forse mi sbaglio?”.
E ancora. “Quando finiranno queste strane uccisioni di cani?”, “Che succederà la prossima volta? Forse i cani a morire saranno due e non uno, d’altronde le persone definite assassine e incivili non hanno certo paura di accoppare un paio di canucci”, “Certi proprietari non imparano mai la lezione, non sapendo che prima o poi potranno trovarsi a pagare un conto ancora più salato”, “Allora ecco che interviene chi non si fa alcuno scrupolo e inizia a farti secco il primo cane”, “Il proprietario del povero animale morto inizia allora le sue campagne mediatiche allo scopo di assicurare alla giustizia chi ritiene avere commesso il delitto, ma non sa in quale casino si sta mettendo, il povero proprietario crede di essere un vero furbo e piazza un paio di telecamere sul tetto, come per dire vediamo se a questo punto hanno il coraggio di ammazzarmi qualche altro cagnolino”.
Sempre più inquietante: “Uccidere chi è colpevole è giusto e se lo fai quando non è in grado di difendersi è ancora più facile. Il senso dell’onore il combattente lo dimostra quando non retrocede di fronte al nemico inferocito. Invece quando attacca lo deve fare in maniera silenziosa e di sorpresa, possibilmente prendendo il nemico alle spalle per annientarlo e meutralizzarlo senza alcuna pietà”.
“Ma quale sentenza? Quali sedi opportune? Voi credete ancora che la procura rischierà di fare un processo contro una persona senza neppure avere una minima prova che questa sia colpevole? Undicimila firme di fanatici che non sanno neanche cosa stanno strillando”.
Arrivando infine a presentarsi con nome e cognome su Facebook: “Tu, cara Rita Storri che metti le faccine che strizzano l’occhio, non sai in che casimo ti sei andata a cacciare questa volta. Questa volta stu usando un altro nickname perché la signora Storri, la quale afferma di non temere nulla e di essere molto determinata ha bloccato sia Diavolo Giallo che l’altro account che usavo”, “Comunque io non sono un vigliacco come dite voi, non ho mai messo il mio nome e la mia foto per motivi di lavoro e lo dissi anche all’inizio quando cominciaia scrivere. Il mio nome è M.M. (scritto per esteso, ndr) e abito vicino ai vostri cari amici. Domani cancellerò foto e tutto il resto”.
“Non avete più nulla da dire adesso? Nessun commento allusivo? Vi ho di nuovo messo a tacere. Allora il vigliacco non sono io, questo è evidente, cuocete pure nel vostro brodino. Allora qualcuno diceva che voleva i fatti: ho messo il mio nome e la mia faccia”.
Silvana Cortignani

