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Viterbo – “Cimina”, “Montagna” e “Bronca”. Tre nomi per quella stessa strada che da Santa Maria in Gradi a Viterbo sale verso il lago di Vico e Ronciglione.
“Cimina” perché affronta i pendii dei monti Cimini. “Montagna” perché per noi viterbesi è l’asperità più dura nei dintorni della città. Ne sapevamo qualcosa quando da ragazzi facevamo meno uso dell’automobile e più della bicicletta. Ma perché “Bronca”?
Al chilometro 5 si intravedono ai bordi della strada, soffocati dalla vegetazione, alcune pietre di una costruzione (forse un’antica gendarmeria per il controllo della zona a quei tempi infestata dai briganti) che alla fine dell’Ottocento venne trasformata in un’osteria per i viandanti, l’osteria della “Bronca”. Una sorta di autogrill ante litteram: vino, bibite e gassose in vetro con la pallina, ma anche quattro alici nella “buatta”, qualche fetta di lardo e una corona di salsicce per ogni evenienza. Era disposta su un piano con due camerette per la notte, uno spazio-bevitori e un’ampia cucina con camino e forno. D’intorno si estendevano le proprietà del conte Manzolini e della famiglia Balestra.
Vi facevano tappa soprattutto i cacciatori per merende e colazioni prima e dopo le battute, i boscaioli della zona e in genere giovani e meno giovani durante le scampagnate della domenica. Anche un punto di riferimento e di ristoro per coloro che a dorso di mulo o con i carretti portavano i sacchi di grano ai mulini di Viterbo e ceste di pesce di lago al mercato. A quel tempo tutta la zona era coltivata a grano prima di essere trasformata negli anni Settanta in boschi di pinacee e radure del tutto estranee, peraltro, alle colture del posto.
Il locale non aveva né luce, né acqua. Al gabinetto non oso pensare. Per la luce si ricorreva alle lampade a petrolio. L’acqua si andava a prendere con i bigonci al fontanile della Lattara, a circa un chilometro nella zona dove attualmente si estende il meleto. All’esterno c’era un capanna per gli attrezzi e il fieno. Un campo di bocce si disponeva parallelo all’attuale strada davanti all’osteria. L’esercizio, attivo fino al 1956, è stato gestito per molti anni da Giggi Cupellari con la moglie Stella e l’aiuto della giovane figlia Filomena, sposata nel 1953 con Ludovico Moretti. Classe 1934, oggi abita a Viterbo in via Macel Gattesco. L’ho rivista dopo tanto tempo, ancora riservata e discreta come lo era ai tempi della “Bronca”, quando si nascondeva all’arrivo degli avventori.
Fin qui niente di originale. Ma risaliamo alla nonna di Filomena (anch’essa Filomena) che gestiva l’osteria alla fine dell’Ottocento. Un giorno si presentò un omaccione che oltre alla cena chiese anche di dormire. La mattina seguente uscì di buon ora lasciando il suo schioppo sotto le coperte del paltriccio. La povera Filomena nel pulire la stanza toccò il fucile maldestramente tanto che partì un colpo che le amputò un braccio. Da qui “Bronca” che in dialetto viterbese vuol dire monca di un braccio. E da allora il figlio Giggi divenne “Giggi della Bronca”.
Ho due ricordi di quell’osteria in presa diretta. Uno legato al passaggio a Viterbo del Giro d’Italia del 1952 (tappa Siena-Roma). Tifavo per Fausto Coppi che smaniavo di vedere sulla “Montagna”. Con un vecchio camion di fortuna ed alcuni amici raggiungemmo l’osteria per poi proseguire a piedi verso le rampe successive. In quell’anno il Campionissimo vinse per la seconda volta Giro e Tour bissando l’impresa del 1949. Non era mai accaduto.
Un altro flash ce l’ho, sempre in quegli anni, quando insieme a mio zio e mio cugino raggiungemmo la “Bronca” attraverso un sentiero che dal convento dei Cappuccini alla Palanzana si congiungeva alla Cimina all’altezza dell’attuale meleto proprio davanti all’osteria. Facemmo una sosta per la merenda con una delle salsicce sul fuoco più gustose che ricordi.
Oggi in quella zona si apre un’area attrezzata (parco della Bronca) punto di incontro per gli amanti del jogging e delle passeggiate lungo i tanti sentieri che si inoltrano nei boschi. Nessuno però fa caso ai modesti ruderi di quell’osteria tanto cara ai viterbesi di un tempo.
Vincenzo Ceniti
Console Touring di Viterbo

