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Delitto Casasole, oggi la sentenza per l’assassino di Giuseppina Casasole

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Samuele Viale

Samuele Viale

Cuneo – Schizofrenico ma l’accusa chiede che venga condannato a 24 anni per omicidio volontario, oggi la sentenza.

È l’operaio ventenne Samuele Viale, assassino reo confesso della 59enne viterbese Giuseppina Casaole, gettata in fondo a un burrone di Limone Piemonte, in provincia di Cuneo, il 30 maggio 2017.

Il giovane, difeso dall’avvocato Luca Ritzu di Sanremo, sarà giudicato oggi col rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica dal gip Cristina Gaveglio d tribunale di Cuneo.

Una settimana fa la pm Carla Longo ha chiesto una condanna a 24 anni di reclusione, nonostante due perizie psichiatriche dicando che Viale è schizofrenico e nonostante giovane sia ricoverato in una Rens di Bra e non detenuto in carcere.

Massimo della pena con le aggravanti e risarcimento danni alle persone offese. Sono le richieste di condanna avanzate sollecitate anche dalle otto parti civili, turti familiari di Giuseppi a Casasole, tra cui.il figlio della vittima, assistito dall’avvocato Francesco Massatani.

La donna fu trovata morta la notte del 30 maggio di due anni fa in fondo a una scarpata nel vallone di San Giovanni. Unico imputato, Viale, oggi 21enne, ha confessato il delitto ed è stato arrestato dopo 4 giorni di ricovero in Psichiatria all’ospedale di Cuneo.

“Avevo preso Lsd – dichiarò ai carabinieri e all’interrogatorio di garanzia – sentivo delle voci, avevo allucinazioni, le ho tirato un calcio alla schiena facendola precipitare nel burrone”.

Una versione che non convinse gli inquirenti e pare smentita dai fatti. 

L’autopsia ha chiarito che Giuseppina Casasole non è morta per una caduta, ma a causa di un colpo violentissimo alla nuca, sferrato con un corpo contundente (mai ritrovato). Dubbi anche sullo stato di incoscienza da allucinogeni del giovane: dalle analisi tossicologiche, risultò che tra aprile e luglio di quell’anno non aveva fatto uso abitudinario di droghe, né di alcolici.

Due perizie psichiatriche hanno stabilito che era “incapace di intendere e volere” il giorno dell’omicidio, e ‘socialmente pericoloso”, ma anche in grado di partecipare coscientemente a un processo. 

Di fronte al giudice dell’udienza preliminare Cristina Gaveglio, il pm Longo e gli avvocati delle parti civili hanno sostenuto che i risultati delle analisi “non dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio” lo stato di infermità mentale di Viale, accusato di essere “un simulatore”.

Facendo leva sulle perizie psichiatriche, il difensore Luca Ritzu ha insistito per la pronuncia di “non punibilità” del suo assistito, “interrogato e arrestato quando già si trovava nel reparto di Psichiatria”.

Silvana Cortignani


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