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Viterbo – Processo bis davanti alla corte d’appello di Roma, pena ridotta a tre anni e quattro mesi per l’ex ballerino di “Amici” Catello Miotto, oggi 33enne, condannato a cinque anni e mezzo per violenza sessuale e lesioni in primo grado dal tribunale di Viterbo l’11 marzo 2014.
Prescritto il reato di lesioni personali e con lo sconto di un terzo, la pena è stata ridotta ieri in secondo grado a tre anni e quattro mesi. Confermate invece le statuizioni civili a favore della parte offesa. I fatti risalgono a oltre nove anni fa.
Presunta vittima dell’ex star del piccolo schermo una viterbese, oggi 42enne, parte civile al processo celebrato a porte chiuse davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco, assistita dall’avvocato Fabrizio Ballarini. Alla donna, i giudici capitolini, hanno confermato la provvisionale di 10mila euro e il risarcimento da quantificare in sede civile.
Moglie separata di un amico, la donna sarebbe stata aggredita da Miotto il 27 febbraio 2010 nella casa di Bagnaia dell’ex marito.
Il ballerino avrebbe bussato per sfogarsi di una serata storta e trovando la 42enne ne avrebbe approfittato, trascinandola sul letto dove poco dopo l’ex marito li ha trovati avvinghiati, facendo scoppiare il finimondo.
Secondo il ballerino sarebbe stata consenziente, lo avrebbe invitato a entrare e gli avrebbe fatto capire che poteva andare oltre. Per la pm Chiara Capezzuto, che aveva chiesto sei anni e tre mesi, e per gli avvocati di parte civile, si stava divincolando.
“Sono innocente”, disse Miotto preannunciando appello il giorno della sentenza di primo grado, cinque anni fa, quando venne a Viterbo accompagnato da uno zio e da un cugino. All’epoca, conclusa l’esperienza televisiva al celebre talent-show, faceva l’insegnante di danza a Bologna. Pochi giorni dopo la condanna, ribadì la sua versione ai microfoni di Tgcom24: “Non sono uno stupratore, non ho violentato nessuno”.
Anche ieri era in aula, dove avrebbe pianto tutto il tempo, al punto da far dire al presidente che se non si sentiva di assistere al processo, poteva andare fuori. Ma, seppure singhiozzando, sarebbe rimasto dentro fino alla fine.
Silvana Cortignani


