Civita Castellana – Tenta di rubare cavi di rame da una cabina elettrica presso una vecchia fabbrica ceramica dismessa, ma resta folgorato e finisce ricoverato in gravissime condizioni al Sant’Eugenio di Roma da dove esce soltanto dopo quattro mesi.
I fatti risalgono al tardo pomeriggio del 15 settembre 2012, mentre a Civita Castellana si festeggiavano i santi patroni Giovanni e Marciano.
Finito sotto processo per furto aggravato davanti al giudice Giacomo Autizi, lui però nega tutto e ieri moglie e padre lo hanno difeso, fornendo una versione completamente diversa dei fatti e un alibi all’imputato.
I carabinieri lo hanno identificato in base all’orario, le 19,45, quando un improvviso black out ha fatto scoprire l’effrazione seguita dall’incendio, facendo supporre agli investigatori che l’aspirante ladro fosse rimasto bruciato.
Ma l’imputato alle 19,45, quando l’incendio della cabina ha provocato il black out che ha fatto scoprire l’effrazione, sarebbe stato al pronto soccorso dell’ospedale Andosilla per farsi medicare le lesioni riportate cadendo da una scala.
“Nel pomeriggio era caduto dalla scala e si era ferito alla testa, lo hanno dimesso dicendogli di prendere la tachipirina”, ha detto il padre sotto giuramento, negando di avere visto sltre lesioni. In aula anche l’ex moglie, che pure ha fornito orari incompatibili con la presenza dell’uomo sul luogo del furto.
La donna però ha dovuto ammettere: “Nel corso della notte si è sentito nuovamente male e lo abbiamo portato in ospedale in ambulanza, poi al Sant’Eugenio di Roma, dove è rimasto quattro mesi”. Nonostante il lungo ricovero al centro grandi ustionati, la donna ha però negato che l’ex marito avesse ustioni: “Lo dicono anche i sanitari. Nel primo referto del pronto soccorso, quando e stato dimesso con un codice verde, c’era scritto che aveva solo escoriazioni”.
Il processo è stato rinviato al 31 ottobre per sentire l’imputato e la sentenza.
