Bomarzo – (sil.co.) – Genio e sregolatezza, al via il filone “Bomarzo” della maxinchiesta su un presunto giro di appalti pubblici truccati nella Tuscia.
E’ entrato nel vivo il processo per turbativa d’asta in concorso a una imprenditrice romana 58enne d’origine marchigiana. Presunti complici un imprenditore e un’imprenditrice viterbesi, coinvolti anche in altri filoni dell’inchiesta.
Al centro della vicenda la gara per il sentiero pedonale della riserva di Monte Casoli, non lontana dal famoso Parco dei Mostri. Un sentiero nel bosco.
Un appalto per il quale, nel 2013, sono finiti indagati tre imprenditori, un uomo e due donne, le cui strade giudiziarie si sono separate.
L’uomo e l’altra imprenditrice, entrambi imputati in altri processi ma non in questo, saranno sentiti come testimoni assistiti, alla presenza dei rispettivi avvocati, in un’udienza apposita, fissata ad hoc dal giudice, che si terrà alle 15 del prossimo 28 giugno, un venerdì pomeriggio, nell’aula numero 4 della sezione penale del palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino.
Ieri è stata la volta della perita Vilma Usai, che si è occupata della trascrizione delle intercettazioni chieste dalla procura, e di uno dei militari della forestale che si sono occupati delle indagini.
Sotto la lente dei pubblici ministeri Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma è finito il “percorso pedonale di accesso alla riserva naturale di Monte Casoli”, a circa 5 chilometri dal centro abitato, vicina al Parco dei Mostri.
Il carabiniere forestale ha spiegato come alla gara a procedura negoziata siano state invitate dieci ditte, ma solo quattro si siano presentate, tra cui quelle degli imprenditori viterbesi e della collega romana, che poi si è aggiudicata l’appalto. L’imputata è difesa dagli avvocati Bruno Mecali e Piergiorgio Manca del foro di Roma.
I fatti sono relativi al periodo che va da settembre 2011 a marzo 2012, pochi mesi prima di quel caldo autunno di sei anni fa in cui scattarono i clamorosi arresti di tredici imprenditori e si venne a sapere che un’altra cinquantina, quasi tutti della provincia di Viterbo, erano indagati a piede libero.
L’imputata è accusata di avere turbato “il regolare svolgimento della procedura ad evidenza pubblica indetta dal Comune di Bomarzo a procedura negoziata – si legge nell’avviso di conclusione indagini – per l’individuazione del contraente privato per l’appalto di opere pubbliche ed in particolare per l’affidamento dei lavori relativi alla realizzazione del ‘percorso pedonale di accesso a Monte Casoli ed area ricreativa’”.
Sempre medesimo il copione. Secondo la procura, “agendo per conto e nell’interesse di un’impresa di costruzioni romana”, la 58enne avrebbe concordato con i due presunti complici e altri soggetti non identificati, invitati a presentare offerte, “il contenuto delle offerte da presentare, in modo tale da favorire l’aggiudicazione in favore di società riconducibile alla cordata ovvero ad altro soggetto comunque gradito”.

