Viterbo – “Giovanni è chiamato alla vita che non muore. Non più sofferenza, non più angoscia, non più paura. Che il signore lo accolga nella gioia del Paradiso”. Il saluto di don Ivo a Giovanni Delfino morto il 30 marzo nel carcere di Mammagialla a Viterbo.
Delfino sarebbe stato ucciso colpito da uno sgabello dal compagno di cella Singh Khajan, il 34enne indiano accusato dell’omicidio.
I funerali sono stati celebrati questa mattina nella chiesa di San Sisto, appena entrata Porta romana, ingresso a sud della città di Viterbo.
Poche parole durante l’omelia di don Ivo. A ricordare la prossima Pasqua, di cui Delfino è parte. “Per Giovanni – ha detto il sacerdote dall’altare in cima alla scalinata della chiesa – è la Pasqua di resurrezione, la Pasqua di Giovanni. La vita non è tolta, la vita è trasformata“.
In chiesa amici e familiari. Accanto a Giovanni il figlio Maurizio, la mano sulla bara del padre per tutta la durata del funerale.
Giovanni Delfino, viterbese, era detenuto da fine agosto per tre reati commessi anni fa. Una pena di un anno e mezzo, che avrebbe scontato ai domiciliari. Se avesse avuto una casa. Ma Giovanni Delfino, 61 anni, una casa non ce l’aveva. Dopo aver interrotto i rapporti con la famiglia, andava a mangiare alla Caritas, chiedeva l’elemosina e frequentava il Sert.



