Viterbo – (ma.ma.) – Rogo in via Rasetti, assolta la coppia proprietaria dell’appartamento che nel maggio 2011 venne devastato da un incendio. L’accusa per loro, moglie e marito, era di omicidio colposo. La sentenza di assoluzione è stata pronunciata dal giudice Silvia Mattei lo scorso 10 aprile. Gli imputati sono stati assistiti dagli avvocati Marco Sabatini e Lorenzo Marinetti. Nell’incendio erano rimasti gravemente feriti il figlio disabile degli imputati (un bambino di 10 anni) e la nonna del piccolo, Linda Sganappa di 87 anni, morta in ospedale poche ore dopo i soccorsi.
In aula il pm ha chiesto per entrambi gli imputati un anno e 4 mesi di reclusione. Alla base della richiesta la convinzione, suffragata da una consulenza di parte, che l’incendio si fosse verificato per colpa degli imputati che avevano installato una cucina non a norma, collegando la bombola del gas ai fornelli con un tubo che non avrebbe rispettato la normativa vigente.
Per l’accusa quindi l’incendio sarebbe divampato per una perdita di gas dal tubo.
– “Le colonne di fumo dell’incendio si vedevano da lontano”
L’incendio risale al 28 maggio 2011 quando erano da poco passate le otto di mattina. Al pianoterra dello stabile c’erano un bambino di circa dieci anni e una nonna di 87. Entrambi rimasero gravemente feriti. Il bambino riuscì a salvarsi, ma la donna morì poco dopo essere stata ricoverata in gravissime condizioni all’ospedale di Belcolle.
Lo scorso 10 aprile in aula era presente anche l’imputata che, rendendo spontanee dichiarazioni, ha ricordato i fatti di quella mattina.
La difesa ha chiesto l’assoluzione per i suoi assistiti, facendo leva su una perizia di parte che ha posto un’alternativa a quella dell’accusa. Per gli avvocati, Sabatini e Marinetti, l’incendio potrebbe essere divampato per via di un corto circuito generatosi dal motore del frigorifero. Da lì la fiamma che si sarebbe sviluppata fino a raggiungere la cucina a gas.
Al termine della discussione il giudice ha assolto la coppia sulla base dell’articolo 530 secondo comma e quindi per contraddittorietà o insufficienza della prova.



