Viterbo – “W Mao”, “Professionale in lotta”, “Eltsin sei un eroe”. Dal ’68 alla caduta del muro di Berlino. La guerra fredda sui muri di Viterbo. 1947-1991. Il mondo è in guerra, nonostante la guerra sia finita nel settembre del 1945. Subito dopo un altro conflitto. Quello tra i due blocchi che, dopo la Germania di Hitler e il Giappone di Hirohito, si contesero il mondo. Da una parte gli Stati Uniti e il blocco occidentale, il capitalismo. Dall’altra l’Unione Sovietica e il patto di Varsavia. Il comunismo.
Fotogallery: La guerra fredda sui muri di Viterbo
Un racconto che sta scritto anche sui muri di Viterbo. Tre punti. Il primo in piazza Dante. “Professionale in lotta”. Una scritta murale poco distante da quello che un tempo era l’Ipsia, l’istituto professionale, oggi sostituito dal liceo scientifico “Ruffini”. Sta “inguattato”, come si dice a Viterbo. A destra dell’istituto. Ricorda il ’68 e le lotte operaie e studentesche che ne seguirono per tutti gli anni ’70. Diritti e lotta armata.
Viterbo – La guerra fredda sui muri
Poco più avanti, in via Fontanella del suffragio, una traversa di via Mazzini che taglia Viterbo a ovest della Palanzana, il monte che si affaccia sulla città dei papi, una altra scritta murale. “W Mao”. Mao Mao Tse-tung. “I suppose”, come quando Stanley incontrò Livingstone in Congo. Mao, che nel ’49 portò la Cina alla rivoluzione sommando all’Unione Sovietica di Stalin un altro pezzo d’Asia. Per poi scannarsi sull’Ussuri qualche anno più tardi, nel 1967. Lo stesso in cui Che Guevara venne ucciso in Bolivia. “W Mao”, in via Fontanella del suffragio. Perché anche a Viterbo c’erano i maoisti di Potere al popolo, componente minoritaria, ma decisamente combattiva del lungo ’68 in Italia. Maoisti che poi se ne andavano per le campagne della Tuscia a insegnare l’italiano ai contadini. Fra questi, pare, a Tuscania, ci fosse anche il giornalista giornalista Giuliano Ferrara.
Viterbo – La guerra fredda sui muri
Sempre dalle parti di piazza Dante, un’altra scritta. “Siamo realisti, esigiamo l’impossibile”. Traslitterazione dal parigino di “Siate realisti, chiedete l’impossibile”. Maggio francese, maggio del 1968, quando l’insurrezione alla Sorbona, così raccontarono gli scontri del 13 maggio ’68 i giornali italiani, assieme all’occupazione delle fabbriche automobilistiche, fecero tremare l’oltralpe. Col governo di Charles De Gaulle scappato per 48 ore a Berlino a chiedere all’esercito francese di stanza a Berlino cosa avrebbe fatto se la situazione fosse sfuggita di mano. a quei generali che pochi anni prima, tra il 1958 e il 1962, schiacciarono la battaglia d’Algeri per dare poi l’indipendenza all’Algeria subito dopo. Dopo Ðiện Biên Phủ in Vietnam, quando nel 1954 il generale Giap, morto 6 anni fa, diede il ben servito ai francesi cacciandoli dall’estremo oriente. Con tanto di calcio in culo, assestato direttamente da Giap, all’ultimo soldato francese che un paio d’anni dopo lasciò quella terra d’Asia che sconfisse anche la potentissima macchina militare messa in campo dagli Stai Uniti di Kennedy, Johnson e Nixon.
Viterbo – La guerra fredda sui muri
“Siamo realisti, esigiamo l’impossibile”. Sopra, col tempo, un’altra scritta murale. “Heil Hitler”. Tutt’altra fattura. Tutt’altra sciagura. Sei mili0ni di ebrei e 12 milioni di persone finite e uccise nei campi di sterminio durante la seconda guerra mondiale. Al punto che la prima, scritta, non si legge quasi più. Sotto però, un monito. “Morte al fascista”. Firmato Giuseppe Stalin. Così come, sempre a poca distanza da via Fontanella del suffragio, un’altra scritta, sempre a “sinistra”, “No alla Dc”. La Democrazia cristiana, considerata dal movimento d’allora né più né meno che schiava degli Stati Uniti. Da quelle parti anche una falce e martello con sotto una A e una O. puntate. Autonomia Operaia, movimento rivoluzionario che tra il ’73 e il ’78 s’estese a tutta Italia. Ne fece in qualche modo parte anche l’ex assessore alla cultura Antonio Della Iaconi, della giunta dell’ex sindaco di Viterbo Leonardo Michelini. Movimento spazzato via dal “teorema Calogero”, il pubblico ministero che il 7 aprile del 1979 mandò in galera il grosso dei docenti del dipartimento di studi politici dell’università di Padova, tra loro anche Antonio Negri, e tanti altri intellettuali che all’epoca prestavano servizio in diversi atenei italiani.
Viterbo – La guerra fredda sui muri
Un’altra scritta murale. Questa volta sta all’ingresso degli uffici comunali di via Ascenzi. Quasi del tutto irriconoscibile. “Eltsin sei un eroe”. In stampatello, bomboletta bianca. Boris Eltsin. Ultimo politico a capo dell’Unione Sovietica e primo presidente della Federazione russa. Nel 1993 fece bombardare il parlamento a Mosca. Ammainò prima la bandiera dell’Unione Sovietica. E assieme ad essa, settant’anni di lotte operaie e contadine.
Viterbo – La guerra fredda sui muri
Infine, un’ultima scritta. Rosso sbiadito. Su un muro del quartiere San Faustino. “Liberté, Égalité, Fraternité”. Aux armes, citoyens! L’esordio d’ogni cosa.
Daniele Camilli




