Viterbo – Quando ha lanciato l’ordigno contro la Macchina di Santa Rosa, il 3 settembre 2015, voleva essere scoperto. Ma non è incapace di intendere e di volere. Anzi, per dirla con lo psichiatra, “è capace del tutto”. Nichilista, solitario. Ma assolutamente in sé.
È Denis Illarionov, il 25enne viterbese accusato di strage e attentato alla pubblica sicurezza, arrestato a marzo dell’anno scorso per sospetto terrorismo internazionale dopo la segnalazione dell’Fbi, che aveva scoperto le sue foto con la pistola su Internet in cui minacciava di fare una strage di bambini.
“Volevo aprire gli occhi alla gente che va alle processioni”, avrebbe detto allo psichiatra del tribunale, il dottor Alessandro Giuliani, che lo ha visitato a Mammagialla.
La corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone ha accolto la richiesta di fare ulteriori accertamenti clinici su Illarionov attraverso una perizia psichiatrica super partes che era stata avanzata, dopo l’esame in aula dell’imputato, dal difensore Vincenzo Comi, sulla scorta della consulenza di parte della psicoterapeuta Valentina Tanini, che aveva già visitato il giovane nel carcere di Mammagialla dove è detenuto da tredici mesi. Non si è opposta il pubblico ministero Chiara Capezzuto, titolare del fascicolo.
Conclusioni: “Illarionov è totalmente sano di mente e non voleva diventare un foreign fighter”.
Al termine dell’udienza di ieri, cui Illarionov come sempre era presente, il processo è stato rinviato al 26 giugno per la sentenza.
“Voleva aprire gli occhi alla gente che va alle processioni”
“Voleva aprire gli occhi alla gente che va alle processioni, si aspettava di essere fermato. Siccome non è successo, ha trovato un altro modo per fare proselitismo, avendo la capacità di muoversi nella community”, ha detto ieri alla corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone il dottor Alessandro Giuliani, illustrando la sua perizia psichiatrica.
“Il mancato fermo gli è servito a rafforzare il meccanismo identitario, la volontà di aprire gli occhi alla gente, di maneggiare la critica. Non un’azione cieca, ma ragionata, dove coscienza, volontà e pensiero sono corretti. A livello motivazionale, ha da insegnarci. E il suo pensiero, il suo rifiuto per ogni tipo di religione, è condivisibile”, ha sottolineato.
“Un gesto dimostrativo stile anarco-insurrezionalisti primi Novecento”
“Soffre di un disturbo di personalità di tipo schizoide, di una insignificante depressione minore, ha fantasie di tipo autistico, sogna a occhi aperti, conduce una vita isolata, non ha amici. Ma è capace di intendere e di volere. E non soffrendo di alcuna patologia, non posso dire se sia socialmente pericoloso”, ha spiegato.
“Dopo avere lanciato l’ordigno tra la folla che seguiva il Trasporto, si è quasi rammaricato di non essere stato beccato sul momento. È stato in gesto dimostrativo, sul tipo degli anarco-insurrezionaliati di inizio Novecento”, ha aggiunto Giuliani.
“Non ha mai aspirato a diventare foreign fighter”
“Illarionov non ha mai aspirato a diventare un foreign fighter, lui è un ateo, un nichilista, ce l’ha con chi segue pedissequamente la religione, qualunque essa sia, figuriamoci se può aspurare ad arruolarsi tra i fondamentalisti islamici”, ha proseguito lo psichiatra.
In carcere però si è ammalato, secondo Giuliani, di una patologia tpica dei detenuti in attesa di giudizio, la sindrome di Ganser. “Ma è una sindrome carceraria, venuta dopo, che non c’entra niente”, ha concluso.
L’interrogatorio davanti alla corte d’assise di Illarionov
“La sera della Macchina volevo creare panico e confusione”
Durante l’interrogatorio del 20 dicembre scorso Illarionov è apparso lucido e consapevole. Vacillando solo sull’attentato al trasporto del 3 settembre 2015. “Volevo creare del panico e della confusione. Ho pensato alla folla che scappa, a cosa avrebbero scritto i giornali il giorno dopo. Non ho pensato alle conseguenze, alla macchina che poteva cadere o alla gente schiacciata dalla folla in fuga”, ha spiegato al procuratore Paolo Auriemma, pm Chiara Capezzuto, il quale gli ha fatto notare come in realtà si augurasse ben altro, secondo i messaggi inviati dopo il lancio dell’ordigno ai suoi amici in cui scriveva “pensa che succedeva se glielo mandavo tra le gambe (dei facchini, ndr)”.
Il 24enne ha spiegato in aula con estrema naturalezza come i sei chili di nitrato di potassio acquistati tra il 23 dicembre 2014 e l’11 settembre 2015 su internet gli servissero per preparare dei fumogeni: “Era un passatempo, erano facili da preparare e li provavo sotto casa. Si mescola il 60% di nitrato di potassio e il 40% di zucchero, poi si scioglie in una pentola per fare il caramellato, quindi si versa in un cilindro o dentro qualsiasi cosa”. Alla domanda se anche il cilindro che gli hanno trovato in casa, del peso di mezzo chilo, pieno di monetine ed esplosivo fosse un passatempo, il 24enne ha risposto che, a differenza di quanto dedotto dalla polizia scientifica, non era esplodente: “Era un fumogeno, mi aveva chiesto di riempirlo di sostanza fumogena un mio amico romeno, il tubo lo aveva preparato lui con le monetine. Voleva fare i fumogeni colorati, ma gli era esplosa una pentola, per cui ha chiesto a me”. Lui avrebbe imparato a confezionare fumogeni coi tutorial di YouTube: “Ma il periodo dei fumogeni si è chiuso nel 2015, il nitrato di potassio che mi avete sequestrato era di allora”.
Non sarebbe invece dell’Isis il video che Illarionov ha condiviso in cui si insegna come fabbricare un razzo: “E’ opera mia. Ho montato due video insieme. Uno americano, dove c’è un padre al parco col figlio che riempie una bottiglia d’acqua e la fa esplodere. L’altro con immagini di vittime della guerra in Siria. Poi ci ho aggiunto la colonna sonora, con della musica islamica”. Riguardo agli accessi a siti inneggianti all’Isis: “Su internet, mi capitavano per caso notizie dei ripetuti attentati rivendicati dall’Isis con link ai siti degli estremisti che poi andavo volutamente a guardare. Tutto qui”.
Solo “ironia” i post con le foto degli stragisti, come “il grande che ha beccato gli sbirri di Dallas” o “un altro angelo caduto per gli infedeli” per l’attentatore della pista ciclabile di New York. Nient’altro che la celia di un anticlericale il nickname “papamaialettoxvi” utilizzato da quando aveva quindici anni e frequentava ancora il ragioneria: “Me lo sono inventato nel 2009 e ho sempre tenuto quel nome sul mio profilo”.
Uno scherzo la foto con la pistola su Instagram e la frase “è ora di ammazzare i bambini dell’asilo”: “La pistola era a pallini, mai avuta una vera arma da fuoco. Se avessi davvero voluto ammazzare dei bambini, avrei avuto tutto il tempo di farlo prima dell’arresto”, ha detto il 24enne. Quando il procuratore Auriemma ha stigmatizzato gli “scherzi” di Illarionov, l’imputato ha replicato: “Se ho continuato a farli per anni è perché c’era gente che ci si divertiva”. E ancora, confermandosi ateo: “La parodia jihadista è famosa su internet”.
Riguardo al presunto elenco delle scuole viterbesi, dove compaiono la “Egidi” e la “Tecchi”, potenziali obiettivi di attentati per cui Illarionov è accusato di strage, invece, ha dato la colpa al detenuto che lo ha consegnato agli inquirenti, sostenendo che si sarebbe fatto dare gli indirizzi da Ermanno Fieno, il viterbese recluso nel suo stesso reparto per l’omicidio della madre e l’occultamento dei cadaveri dei genitori. Per fargliela pagare, secondo il 25enne, in quanto temeva che altrimenti non ci sarebbero stati abbastanza indizi a suo carico e lui sarebbe stato assolto.
Silvana Cortignani


