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“Maria Sestina Arcuri volata giù dal pianerottolo delle scale”

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Ronciglione - I Ris e il Pm Franco Pacifici sul luogo della tragedia

Ronciglione – I Ris e il Pm Franco Pacifici sul luogo della tragedia

Ronciglione - Il luogo della tragedia

Ronciglione – Il luogo della tragedia

Ronciglione – “Maria Sestina Arcuri è volata giù dal pianerottolo delle scale”. Lo scrivono i medici legali nella relazione redatta dopo aver eseguito l’autopsia sul corpo della 26enne morta il 5 febbraio scorso all’ospedale Belcolle di Viterbo, dove era arrivata in coma e dove è stata sottoposta a un lungo e delicato intervento chirurgico alla testa che non è servito a salvarle la vita.

Il suo fidanzato, Andrea Landolfi Cudia, operatore socio sanitario di 30 anni con la passione per la boxe, che per quella morte è indagato dalla procura di Viterbo, a medici e carabinieri ha sempre raccontato che Sestina è scivolata insieme a lui dalle scale che portano alla mansarda della casa di sua nonna Mirella. In via Papirio Serangeli 7, interno 4, a Ronciglione, dove la coppia stava trascorrendo il primo fine settimana di febbraio insieme al figlio di 5 anni di Landolfi, avuto da una precedente relazione. Una caduta accidentale, secondo il 30enne, dopo la quale Sestina avrebbe sbattuto la testa sul caminetto in pietra posto nel salone. Stando sempre alla versione del ragazzo, la fidanzata si sarebbe poi alzata andando a dormire. Un racconto, questo, confermato anche da sua nonna Mirella, in casa al momento della tragedia.

Ma secondo l’autopsia, che il pm Franco Pacifici, titolare delle indagini insieme al procuratore capo Paolo Auriemma, ha desecretato martedì scorso, “non c’è alcuna compatibilità tra le lesioni riscontrate sul corpo di Sestina e un rotolamento dalle scale”. I medici legali, dunque, escluderebbero la ricostruzione fornita da Landolfi. Il “cranio fracassato”, la “fortissima compressione toracica” e le ferite riportate dalla 26enne sarebbero riconducibili più a una “caduta verticale dall’alto”. Come se la ragazza fosse volata giù dal pianerottolo delle scale, superando la barriera anticaduta di circa 80 centimetri che le protegge. Sestina, dunque, è stata lanciata? Forse dopo una colluttazione?

Intorno alle 2 delle notte tra domenica 3 e lunedì 4 febbraio, i vicini di casa, sentiti a sommarie informazioni dagli inquirenti, avrebbero avvertito delle urla seguite da un violentissimo tonfo. Landolfi e Sestina erano rincasati all’una passata, dopo aver trascorso la serata nel pub Il Castello di via Borgo di Sotto a Ronciglione, dove avrebbero discusso. Con loro c’era anche il figlio piccolo del 30enne. All’alba il ragazzo chiama il 118: la fidanzata perde sangue da naso e orecchie ed è in uno stato di incoscienza.

Nella loro relazione i medici legali non indicano l’altezza dalla quale la 26enne sarebbe precipitata, ma dalle indiscrezioni sembrerebbe che si tratti di una “caduta a velocità accelerata” di alcuni metri. L’autopsia non solo escluderebbe il rotolamento accidentale di Sestina, ma anche che dalle scale sia stata spinta. Per i medici legali, la ragazza è volata giù dal pianerottolo.

Il fascicolo è corposo. Oltre ai risultati dell’esame post mortem, contiene anche i referti del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle e un voluminoso materiale fotografico. Ora è al vaglio soprattutto dell’avvocato Luca Cococcia, difensore di Landolfi, e del legale Vincenzo Luccisano, che rappresenta la famiglia Arcuri. Sono entrambi in attesa delle prossime azioni della procura di Viterbo e dei risultati dei rilievi dei Ris, che per ben due volte hanno a lungo analizzato la casa di via Serangeli, ancora sotto sequestro. I carabinieri investigazioni scientifiche si sarebbero concentrati prevalentemente sui 14 gradini in peperino stretti e ripidi che dal salone portano alla zona notte, e sulla mansarda che ospita la camera del figlio di Andrea e quella in cui dormivano Landolfi e Sestina.

Raffaele Strocchia


Multimedia: Fotocronaca: Il sopralluogo dei Ris – I Ris di nuovo nella casa della tragedia – I Ris nella casa della tragedia – Video1 – Video2


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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