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“Nodulo alla tiroide, nella Tuscia il 50% della popolazione ha la patologia”

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Viterbo - Presentazione rete nodulo tirodeo alla Cittadella

Viterbo – Presentazione rete nodulo tirodeo alla Cittadella

Daniela Donetti

Daniela Donetti

Antonella Proietti

Antonella Proietti

Marcello Alberti

Marcello Alberti

Carlo Meschini

Carlo Meschini

Claudio Viti

Claudio Viti

Viterbo – Parte ufficialmente oggi la nuova rete del nodulo tiroideo della Asl di Viterbo. Alla Cittadella è la giornata dell’open day di visite gratuite per prevenire e identificare la possibile patologia. Previsto anche un incontro con i professionisti della Asl di Viterbo per chiarire tutti gli aspetti tecnici e facilitare così l’accesso ai servizi da parte degli utenti. 

La presentazione della nuova rete attivata dalla Asl è stata fatta ieri mattina da Daniela Donetti, direttore generale della Asl di Viterbo, Antonella Proietti, direttore sanitario aziendale, Claudio Viti, direttore dell’unità operativa otorinolaringoiatria, Marcello Alberti, responsabile rete nodulo tiroideo Asl Viterbo e Carlo Meschini, direttore unità operativa Medicina generale Polo.

Marcello Alberti, responsabile rete nodulo tiroideo Asl Viterbo, ha spiegato l’importanza del progetto per i cittadini. “Abbiamo voluto attivare questa nuovo servizio per via del numero elevato di pazienti con questa patologia – ha specificato Alberti -. Al 50% della popolazione in provincia di Viterbo viene diagnosticato il nodulo tiroideo”.

Un’iniziativa che vuole essere al sevizio del cittadino. 

“Il nuovo percorso per il nodulo tiroideo che intendiamo attivare punta su quattro elementi essenziali – ha spiegato Daniela Donetti – che sono la comunicazione, l’informazione, la formazione e l’auto-cura. L’appuntamento con la formazione è al tavolo degli esperti del settore e ha l’obiettivo di accrescere le competenze dentro la struttura. La comunicazione, che punta a far sapere alla collettività che è stata attivata la nuova rete, è strettamente collegata all’informazione che verrà svolta con l’open day e con la distribuzione di brochure. Poi c’è l’auto-cura che verrà spiegata ai pazienti nell’open day e serve per imparare a gestire da soli l’eventuale patologia, magari con l’aiuto di famigliari”.

Marcello Alberti ha poi ricordato quanto sia importante la prevenzione e la giusta diagnosi: “Il nostro compito è quindi quello di distinguere i noduli benigni da quelli maligni. In questo modo saremo in grado di includerle quelli sospetti nel progetto Pac. Va però ricordato che il 95%, di quelli diagnosticati, risulta essere benigno”.

Per Pac si intende un pacchetto di prestazioni ambulatoriali che la Asl attiverà solo nel momento in cui il nodulo diagnosticato risulti come “sospetto”. In questo modo si potrà garantire una diagnosi più rapida.

Fondamentale il ruolo del medico di base. “Bisogna anche istruire i medici di base che potranno così indicare ai pazienti il percorso da fare, attraverso la richiesta di visita endocrinologica per nodulo tiroideo sospetto – ha aggiunto Alberti -. Loro saranno il filtro principale tra la rete e il paziente”.

Un percorso che in parte era già stato attivato nel 2013, ma che punta a migliorare la prevenzione e la cura. “Abbiamo iniziato nel 2013 a fare i Pac all’ospedale Belcolle. Nel 2013 sono stati 49 quelli effettuati e poi negli anni sono andati aumentando – ha raccontato Alberti – e per questo devo ringraziare il reparto di radiologia e anatomia patologica. Oggi abbiamo però individuato altri endocrinologi, sia ospedalieri che extraospedalieri, in modo che almeno un’ora a settimana dell’attività ambulatoriale venga dedicata ai Pac. Altro obiettivo è fare in modo che tutti i pazienti della provincia siano in cura da noi e che non debbano rivolgersi altrove”.

Carlo Meschini, direttore unità operativa Medicina generale Polo, ha poi ricordato come “le statistiche di guarigione del nodulo tiroideo superino il 90%”.

Claudio Viti, direttore unità operativa otorinolaringoiatria ha aggiunto che “l’obiettivo è superare il 50% dei trattamenti all’anno per fare in modo che la Asl venga accredita come hub regionale per la chirurgia della tiroide e poter essere accreditati, con la società endocrinologica, come centro che tratta i noduli toroidei”.

“Abbiamo iniziato un anno fa a trattare la patologia in maniera continuativa – ha spiegato Viti – Nel 2018 abbiamo trattato 35 tiroidi e ogni settimana facciamo uno o due trattamenti fissi”.

 Antonella Proietti, direttore sanitario aziendale, ha concluso l’incontro ricordando che “la rete locale si inserisce in un percorso di continuità con quello regionale. Con questa rete siamo in grado di raggiungere il 50% di trattamenti all’anno che ci permette di essere riconosciuti come centro di secondo livello per la cura della patologia”.

Maurizia Marcoaldi

 

 


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