Viterbo – (sil.co.) – Per un guasto alla macchina, picchia la moglie davanti al figlioletto. Per questo un quarantenne viterbese è stato condannato a un anno, quattro mesi e dieci giorni di carcere per maltrattamenti in famiglia e lesioni.
L’imputato dovrà inoltre versare alla vittima una provvisionale di seimila euro.
I fatti risalgono al16 settembre 2013. Ma non sarebbe stata la prima volta. Tanto che la donna a un certo punto, non sapendo più che strada prendere, sarebbe ricorsa al centro antiviolenza Erinna, le cui volontarie l’hanno aiutata a sottrarsi a violenze che da almeno un paio di anni sarebbero state quotidiane e a sporgere denuncia.
Per l’ex marito è finita con diversi procedimenti penali a suo carico. Accusato, a vario titolo, di stalking, mancato pagamento degli alimenti, maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. Questi ultimi due reati, in particolare, contestati al quarantenne nell’ambito del processo che si è concluso ieri davanti al giudice Elisabetta Massini.
Il 16 settembre di sei anni fa, verso le ore 14, l’imputato sarebbe tornato a casa arrabbiato per un guasto alla macchina. “Dal processo è emerso chiaramente che anche quel giorno, come in altre occasioni, entrando nell’abitazione se l’è presa con la donna, urlando e bestemmiando prima, insultandola e picchiandola poi, alla presenza del figlio minore”, ha sottolineato il pubblico ministero, chiedendo una condanna a un anno e due mesi di reclusione per i maltrattamenti e l’assoluzione per le lesioni, avendo la vittima rimesso la querela.
“Si è fatta confusione tra un procedimento e l’altro”, ha sostenuto la difesa, secondo cui il processo non ha chiarito a quale dei tanti episodi denunciati dalla donna facciano riferimento le presunte botte ricevute. “Non si sa se nemmeno se sia stata spinta addosso a un muro oppure a un cancello”, ha proseguito, mettendo in discussione l’attendibilità dei testimoni e della stessa vittima.
Di sicuro la donna fu portata in ospedale per le lesioni riportate, come ha fatto notare l’accusa, anche se successivamente ha ritirato la querela nei confronti dell’imputato. Fatto sta che il giudice ha condannato il quarantenne, per entrambi i reati, a una pena complessiva di un anno, quattro mesi e dieci giorni di reclusione, nonché a una provvisionale di seimila euro per i danni. Farà appello la difesa.
