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“Il potere del cinema. Andrey Tarkovsky (1932-1986)”, aperta la mostra

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Civitavecchia - La mostra “Il potere del cinema. Andrey Tarkovsky (1932-1986)”

Civitavecchia – La mostra “Il potere del cinema. Andrey Tarkovsky (1932-1986)”

Civitavecchia - La mostra “Il potere del cinema. Andrey Tarkovsky (1932-1986)”

Civitavecchia – La mostra “Il potere del cinema. Andrey Tarkovsky (1932-1986)”

Civitavecchia - La mostra “Il potere del cinema. Andrey Tarkovsky (1932-1986)”

Civitavecchia – La mostra “Il potere del cinema. Andrey Tarkovsky (1932-1986)”

Civitavecchia - La mostra “Il potere del cinema. Andrey Tarkovsky (1932-1986)”

Civitavecchia – La mostra “Il potere del cinema. Andrey Tarkovsky (1932-1986)”

Civitavecchia – Sarà aperta fino al 30 aprile la splendida mostra “Il potere del cinema. Andrey Tarkovsky (1932-1986)” a cura di Donatella Baglivo (Ciak 2000, Museo del Cinema, Montalto di Castro).

Un prezioso repertorio di foto rare, provini e backstage, locandine e oggetti che documentano soprattutto – ma non soltanto – l’intenso rapporto spirituale e artistico che legò il grande regista russo in esilio alla sua patria d’adozione, l’Italia, con particolare sensibilità per il paesaggio laziale e toscano (lago di Bracciano, rovine di Monterano, ponte di legno sul Mignone, San Biagio, Bagno Vignoni, San Galgano). Donatella Baglivo ha alle spalle un’invidiabile carriera di montatrice cinematografica ma è anche autrice di un ricco repertorio di cine-biografie consacrate ai grandi della decima musa (da Cinecittà a Hollywood; da Sordi e Monicelli a Marylin Monroe e Frank Capra).

Di Tarkovsky Donatella è stata a lungo collaboratrice e compagna di vita. Da tempo attende con pazienza amorevole e inesausta tenacia a un monumentale volume autobiografico (dal titolo sintomatico: “Accadde in moviola”) nonché a uno speciale cofanetto dvd che raccoglierà il trittico dei suoi documentari dedicati all’arte di Tarkovsky (di eccezionale interesse, su tutti, il backstage realizzato sul set di “Nostalghia”).

Se ne prevede l’uscita a settembre 2019 per i tipi del coraggioso editore salentino “Terre d’ulivi”, con presentazione al Lido di Venezia nel contesto della Mostra del cinema.

“Il potere del cinema” allestito a Civitavecchia nella deliziosa bomboniera della chiesa di San Giovanni di Dio (piazza Calamatta, 18) è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 20 (ingresso libero). E tutti i giorni, a partire dalle 18, sono in programma eventi culturali. Su tutti segnaliamo le proiezioni: “Pierpaolo Pasolini: una vita spezzata” regia di Baglivo (sabato 27 aprile); “Il rullo compressore e il violino” regia di Tarkovsky (domenica 28); “Tarkovsky: un poeta nel cinema” regia di Baglivo (martedì 30). Info 347-7105026.

Qui di seguito, in anteprima per i nostri lettori, il contributo critico di Antonello Ricci per il volume “Accadde in moviola”.

“Accadde in moviola”. La nuda meraviglia di quella preposizione: “in”. Eh sì, perché ogni moviola è un crocevia: tra l’incantagione della macchina mirifica – dove lo spazio della pellicola sa farsi chiocciola e mosaico del tempo ritrovato – e il benigno Genius Loci, la misteriosa “zona” di un paesaggio dell’anima. Dove destini s’incontrano. Per una storia d’amore e creazione, di apprendistato e magistero, di set e viaggi e lavoro condivisi. L’umile maestria artigiana italiana (mani sapienti che tagliano e cuciono) e la vertigine spirituale dell’anima russa, nostalgica per eccellenza. Donatella e Andrey.

A più di trent’anni da quel primo incontro-sguardo romano (su una panchina in via Mazzini) e poi dal precoce-intempestivo congedo di Tarkovsky dalla luce della vita; per festeggiare i suoi cinquant’anni di professione, dopo mille tormenti e dubbi, promesse e pentimenti, finalmente Donatella Baglivo si risolve: schiude per noi lettori lo scrigno prezioso del suo archivio privato.

E dal forziere spunta-su un fiume commovente di video-fotogrammi, di fotografie (dall’album di famiglia e dal set), di locandine e ritagli di giornale, e infine di scrittura (memorialistica ma anche in presa diretta). Un secretaire intimo che sa farsi splendida monografia: capitolo mancante di un ideale manuale di storia del cinema nonché inedito “prontuario” per una vera e propria poetica della decima musa, secondo una concezione felicemente sospesa tra perizia artigiana e ispirazione artistica. Un dono prezioso per il pubblico di tutto il mondo, montato da Donatella in contrappunto di voci, proprio come una delle sue cine-biografie (genere, come è noto, assai caro all’autrice).

E proprio a una consolle di moviola questo libro sembra essere stato concepito: secondo un ambizioso ritmo di montaggio alternato – a canone, vorrei dire – che avviluppa le due vite in una stessa-unica narrazione. Biografia incrociata e “destinata”, le due esistenze còlte e (con delicata tenerezza) rievocate nel loro esser state prima, durante e – infine – anche dopo l’incontro, indissolubilmente artistico e di vita. La giovane ma già esperta e quotata montatrice salentina. Il già maturo, ieratico e aureolato regista russo, nato al mondo in un piccolo villaggio sulle sponde del Volga.

Mi raccomando però, che nessuno scambi questo dopo per feticismo o banale pornografia della vita: piuttosto l’ineludibile prolungamento di un dialogo, fecondo e interminato, imbracciato con devozione (e un certo grado di santità) da parte di Donatella: la quale continua a girare ovunque, per festival e università, proiettando i suoi tre film dedicati al caro maestro e compagno Andreij.

Emergono poi alla lettura immagini e leit motiv di particolare interesse (e non solo per il sottoscritto): la fascinazione tarkovskyana, ad esempio, per quel misterioso saper fare delle mani pienamente incarnato in demiurghi di campane e icone russe; una certa idiosincrasia per la fantascienza come genere e quindi – a seguire – “Stalker” come parabola-apologo spirituale; l’agnizione luminosa del paesaggio italiano in “Nostalghia”; i cento ritratti dell’esule dolcemente emaciato (davvero un monaco ortodosso); la forte vocazione a una pedagogia cinematografica; l’onnipresente acqua, meglio se corrente, quale miglior metafora del cinema stesso (e quindi le rive del lago di Bracciano o un vecchio ponticello di legno sul torrente Mignone). Ciascuno di tali “indizi” meriterebbe senz’altro un’avventura critica a sé. Ma – si sa – tempo e spazio son tiranni. Anche nel tempio tutto interiore e della moviola. Il resto perciò, Donatella mia cara, andrà per un’altra volta…

La grafia scelta per trascrivere in caratteri latini nome e cognome dell’autore (in entrambi i casi con “y” finale) è quella che Tarkovsky stesso desiderava per ragioni di semplicità e immediatezza.

Antonello Ricci


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