Viterbo – (sil.co.) – Per il riesame “sussitono il reato associativo e il metodo mafioso”.
Sono state depositate ieri le motivazioni delle sentenze con cui il tribunale della libertà di Roma ha rigettato le istanze di revoca o alleggerimento delle misure di custodia cautelare presentate dai difensori di una decina dei tredici arrestati lo scorso 25 gennaio su richiesta della Dda di Roma.
Arrestati nel blitz dell’operazione Erostrato, sono accusati di fare parte di un sodalizio criminale italo-albanese che negli ultimi due anni avrebbe cercato di assumere a suon di attentati e intimidazioni il controllo di attività commerciali del capoluogo.
Solo per quanto riguarda le posizioni di Martina Guadagno, Emanuele Erasmi e Sokol Dervishi le motivazioni ammontano a 68 pagine.
All’interno del poderoso incartamento: “Un corposo excursus che conferma la sussistenza del reato associativo – spiega l’avvocato Migliorati – e la sussistenza del metodo mafioso che, secondo i giudici del riesame, si ritiene fare riferimento anche alle piccole mafie, perché non è necessario che l’associazione mafiosa sia di stampo ‘tradizionale’, quella classica, tipica dell’Italia meridionale, ma vale anche per le piccole mafie”.
Adesso le difese hanno dieci giorni di tempo da ieri per decidere, una volta studiate le motivazioni, se ci sono gli stremi per andare avanti e ricorrere anche in cassazione, in attesa della chiusura dell’inchiesta.
Preannuncia nel frattempo già ricorso in cassazione l’avvocato Giuseppe Di Renzo, del foro di Vibo Valentia, che assiste Giuseppe Trovato e la compagna. “Sono andato questa mattina (ieri, ndr) a ritirarle, sicuramente faremo ricorso”, ha confermato ieri il legale, secondo il quale “non c’è l’associazione di stampo mafioso e le intercettazioni sono inutilizzabili”.
Hanno rinunciato al riesame i difensori dei fratelli Spartak e Shkelzen Patozi, Ionel Pavel e Gabriele Laezza.
Si sono visti rigettare per primi il ricorso gli indagati Manuel Pecci, Luigi Forieri e Gazmir Gurguri. E poi, ancora, gli avvocati Francesco Massatani e Marco Landolfi, difensori della commessa del compro oro Martina Guadagno, detenuta; il collega Giuliano Migliorati per l’imprenditore Emanuele Erasmi, uno dei soli due arrestati ai domiciliari; e l’avvocato romano di Sokol Dervishi l’albanese ritenuto il braccio destro dei presunti vertici dell’organizzazione, Isamil Rebeshi e Giuseppe Trovato. Davanti ai giudici capitolini per ultimi Giuseppe Trovato e la compagna Fouzia Oufir, difesi dal legale Giuseppe Di Renzo, del foro di Vibo Valentia.
Gli indagati
1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;
2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;
3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;
4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;
6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;
10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;
12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;
13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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