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Schianto Chinook a Abu Dhabi, militari morti riconosciuti “vittime del dovere” dopo 39 anni

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Schianto Chinook ad Abu Dhabi - Le 12 vittime

Schianto Chinook ad Abu Dhabi – Le 12 vittime

Viterbo – Riconosciuto dopo 39 anni lo status di “vittime del dovere” a tre militari morti il 30 marzo 1980 nello schianto di un CH-47C Chinook ad Abu Dhabi. Nella sciagura aerea persero la vita dodici persone, dieci militari dell’Aviazione dell’esercito e due tecnici civili dell’Agusta. L’elicottero, di stanza preso l’Aves di Viterbo, esplose in aeroporto, mentre rientrava da un’operazione dimostrativa. 

Il riconoscimento è stato reso possibile grazie alla rimozione del segreto di Stato sugli atti dell’inchiesta ministeriale chiesta in seguito a una norma del 2006 dall’avvocato Giovanni Recanati, figlio di una delle vittime, che aveva soltanto cinque anni quando avvenne la tragedia.

“I militari erano tutti giovanissimi, sposati e con figli piccoli. Le famiglie sono sempre rimaste in contatto e noi bambini siamo cresciuti insieme, restando amici per la vita, anche ora che siamo tutti adulti. Per me ottenere il riconoscimento dello status di ‘vittima del dovere’ per mio padre e altri due commilitoni è stata una soddisfazione sul piano umano e anche sul piano professionale. Ce ne sono inoltre altri pendenti che immagino si risolveranno a breve con lo stesso esito”, dice il legale, sottolineando come per una volta, nonostante siano trascorsi quasi 40 anni la giustizia sia stata breve. “La norma che ci ha permesso il ricorso è del 2006, poi ci sono stati i tempi tecnici per ottenere l’accesso ai documenti amministrativi prima riservati, quindi siamo approdati nel 2016 davanti al giudice del lavoro. del tribunale di Viterbo. Le tre sentenze risalgono a pochi giorni fa, per cui possiamo essere soddisfatti”, conclude l’avvocato Recanati, emozionato e commosso. 

Le tre sentenze riguardano il maresciallo Domenico Recanati, il capitano Raffaele Lombardi e il maresciallo Alfonso Marini. Secondo i giudici, le vittime sarebbero state esposte a maggiori rischi e fatiche rispetto alla normale attività d’istituto. Già la commissione d’inchiesta aveva messo in luce come, durante la missione, l’equipaggio avesse effettuato un numero di ore di volo (26 in cinque giorni) superiore alla normale attività di reparto e che fosse verosimile che l’equipaggio avesse sofferto di conseguenze.  Anche in seguito alle caratteristiche tipicamente tropicali del clima di Abu Dhabi. 

Per quanto riguarda la dinamica, la relazione tecnica ha affermato che: “La manovra era teoricamente fattibile – si trattava di fare un’inversione di marcia nell’area compresa tra due hangar – sia pure al di sotto dei limiti di sicurezza e, data l’area ristretta, con alto margine di rischio”. 

Era e resta una delle tragedie più grandi della storia dell’ala rotante italiana, superato solo nel triste conteggio delle vittime da un altro disastro, quello del Super Puma della Elitos caduto a Ravenna nel 1990.

Oltre a Recanati, Marini e Lombardi, nella tragedia il capitano Angelo Manasse, il capitano Franco Scotto, il maresciallo Dario Cerbini. Due giorni dopo, persero la vita per le gravi ferite riportate nello schianto anche il maresciallo Renato Tavano, il sergente maggiore Nicola Chiarella, il sergente maggiore Francesco Di Bella ed il sergente maggiore Andrea Tognetti.

L’incidente fu al centro di un’interrogazione parlamentare in cui l’allora ministro della difesa Lelio Lagorio attribuì il disastro all’impatto del rotore posteriore con una struttura al suolo. L’urto avvenne mentre l’aeromobile era intento al posizionamento a terra, dopo aver concluso un volo dimostrativo nel deserto degli Emirati Arabi Uniti. La conseguente perdita di controllo dell’elicottero causò ulteriori impatti al suolo, la fuoriuscita del carburante e un incendio.

Quel Chinook era partito da Viterbo, dalla casa dell'”Antares”, quattro giorni prima dello schianto. Doveva essere un tour per evidenziare le capacità di volo dell’elicottero alle autorità del paese, operazioni di routine per chi ogni giorno opera a bordo di macchine simili. La vetrina per le capacità dell’aeromobile, forse per un errore, forse per un ostacolo non segnalato, si è però trasformato in una sciagura che resterà indimenticata.

Silvana Cortignani


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