Viterbo – “Amiamo la nostra città e il suo passato, ricordandone usi e tradizione, parlando e scrivendo racconti e poesie in dialetto”. Ostelvio Celestini, decano, poeta di Viterbo e presidente onorario della giuria ha aperto così, questa mattina a Palazzo Brugiotti, la premiazione della seconda edizione del premio di poesia in dialetto “La léngua vitorbese” dedicata al poeta Edilio Mecarini.
Due i gruppi in gara, senza limiti di età, per gli adulti, e scuole, per bambini e bambine. Tre gli istituti che hanno preso parte al bando, “Canevari”, “Volta” e “Concetti”. Tutti di Viterbo.
A vincere il primo premio, Aurora Sofia Masci, della scuola “Concetti”, “A Gottifredo da Viterbo” il titolo della poesia, e la maestra della “Canevari” Loretta Bacci con il componimento “T’amo Viterbo”. Secondo posto per Federica e Simona Cerasa, Matteo Dossi ed Enrico Settembri, scuola, e Renato Cavallo, adulti. Terzo premio per la V B della “Canevari” e Sara Cappuccini per la sezione senza limiti di età.
“Le tradizioni vanno mantenute e portate avanti – ha detto il presidente della Fondazione Carivit, Marco Lazzari -. Oggi non è stata semplicemente la presentazione di parole in dialetto, ma ci troviamo anche di fronte a una serie di opere che hanno dato la possibilità di verificare quello che è stato l’impegno di chi ha partecipato al concorso”.
La Fondazione Carivit ha sostenuto economicamente l’intera operazione. Presenti inoltre tutti i membri della giuria, in primis Ostelvio Celestini. Al suo fianco Franco Giuliani, presidente di Tuscia dialettale, Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa e l’attore e regista Pietro Benedetti di Banda del racconto. Ad organizzare il tutto la banda del racconto di Antonello Ricci. Il libro, con le poesie dei vincitori, a cura di Marco D’Aureli, è pubblicato dalla Davide Ghaleb editore.
“Il premio – ha detto Celestini – dimostra interesse per Viterbo le sue genti. La giuria ha notato una grande qualità e l’uso del dialetto in modo piacevole. Auguri agli alunni delle scuole un luminoso avvenire con la sensibilità di credere e sostenere con orgoglio il grande patrimonio storico popolare viterbese. I nostri poeti in erba sono la speranza e il futuro della poesia dialettale viterbese”.
“I ragazzi sono stati bravissimi – ha detto la dirigente scolastica della Fantappie Patrizia Gaddi – nell’aver realizzato i componimenti. Sono convinta che il recupero del dialetto significa tutelare la cultura di base. Una persona la riconosciamo dal dialetto. Recuperare il nostro dialetto significa dimostrare chi siamo e tenere alto il valore della nostra cultura”.
Daniele Camilli
Fotogallery: La premiazione del concorso “La léngua vitorbese”






