Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La trasformazione da tutti sognata di Viterbo in città turistica non puo’ passare certamente dalle briciole degli incassi dell’imposta di soggiorno.
Non sarà nemmeno il solito rituale della politica che ogni anno stancamente si ripete fatto di centinaia (a volte anche migliaia) di emendamenti al bilancio presentati dalle opposizioni con la certezza che verranno bocciati dalla maggioranza a cambiare la situazione.
Una situazione che relega il turismo e il suo il presunto tesoretto (costituito questo anno grazie al raddoppio dell’imposta da 380 mila euro di spesa corrente) a terreno di scontro per quell’indecente assalto alla diligenza che vede da un lato la maggioranza in ossequio alle peggiori logiche spartitorie impegnata a dividersi il bottino col bilancino del manuale Cencelli e dall’altro una certa opposizione che, non avendo la responsabilità di governare la città, lo utilizza come propaganda per raccontare un “libro dei sogni “ di cui tanto nessuno potrà chiedere conto.
In questo teatrino ogni anno organizzato nei giorni dell’approvazione del bilancio cio’ che manca è ovviamente la politica quella con la P maiuscola che dovrebbe decidere ed indirizzare la città attraverso decisioni che ne possano veramente cambiare volto e migliorare la vita dei cittadini.
A tal proposito una riflessione si impone se veramente si ritiene che il turismo sia il nostro petrolio e che questo possa essere il volano per la nostra economia cittadina in modo da tale da avere importanti ricadute sull’economia sulla rinascita del centro storico e anche sull’occupazione allora c’è solo una cosa da fare: investire.
Eh già perché si parla tanto di possibili e/o probabili investimenti nel cemento come i 17 milioni per le periferie o le risorse sempre per l’edilizia per la rigenerazione urbana o ancora ad altri presunti milioni di euro per le zone industriali, tutte cose sacrosante, ci mancherebbe, ma per il comparto turistico invece zero, nessun investimento, tutti a “contendersi l’osso” costituito dalle briciole di spesa corrente dell’imposta di soggiorno.
Chissà cosa accadeva prima che il sottoscritto nella precedente amministrazione la istituisse tra gli insulti dell’odierna maggioranza convinto che fosse un valore aggiunto e non come poi invece divenuta l’unica risorsa per il turismo, ma questa è un’altra storia.
Con una provocazione ho avuto modo di affermare in consiglio comunale che per una città a vocazione turistica come da qualche anno ci riteniamo a fronte di 17 milioni di investimenti sulle periferie e sul cemento quanto sarebbe la cifra invece da investire in Turismo?
Ed ho aggiunto troveremo mai una amministrazione che investa nel settore non 100 nemmeno 10 ma almeno 1 milione di euro?
Ad oggi cio’ non è mai accaduto.
Qualche segnale tuttavia, fra mille critiche difficoltà, con il nostro contributo di Viva Viterbo siamo riusciti a mandarlo investendo ad esempio circa 600mila euro nella riqualificazione in funzione turistica di parte portici di Palazzo dei Priori (noi avevamo chiesto 1.200.000 per riqualificarli tutti in verità) una decisione fortemente coraggiosa e per la prima volta in controtendenza se si considera che quell’investimento poteva giustamente destinato a cemento o strade ma che si è ritenuto invece fondamentale e prioritario per lo sviluppo di Viterbo.
Cosicchè altrettanto coraggioso potrebbe essere, e grazie all’aiuto ed alla competenza di alcuni colleghi di opposizione proveremo a dimostrarlo, trasformare quella “esigua“ spesa corrente dell’imposta di soggiorno in spesa produttiva ad esempio per ratei di mutui/ prestiti soprattutto oggi che l’attuale governo ha meritoriamente allentato i vincoli del patto di stabilità circostanza che fino all’anno passato aveva tarpato le ali degli investimenti ad un comune “virtuoso” come Viterbo .
Ciò avrebbe un effetto moltiplicatore di quei 380mila euro ricavati dall’imposta di soggiorno enorme, un effetto che a conti fatti potrebbe portare quegli investimenti di milioni di euro nel comparto del turismo necessari perché il settore diventi veramente, e non solo a parole, il volano dell’economia cittadina e l’assessorato guida (oggi che finalmente ha inglobato anche il termalismo) per lo sviluppo economico della città.
Per fare questo serve la buona politica quella con P maiuscola che oltre ad avere le idee chiare ed a saperle raccontare costruendo la narrazione di una città che tutti vorremmo è in grado anche di trasformare un romanzo cittadino in quello che potremmo definire un racconto del quotidiano.
Per fare questo servono lucidità e coraggio ma soprattutto competenza, esperienza e quella necessaria dose di umiltà che spesso difetta alla nostra politica.
“Saper ascoltare significa possedere oltre al proprio il cervello degli altri” diceva Leonardo, dovremmo tutti ricordarcene più spesso soprattutto quando si parla del bene comune di una città.
Giacomo Barelli
Capogruppo lista civica Viva Viterbo
