Viterbo – Vittima della mafia, non riesce a fare fronte ai debiti e viene condannata per insolvenza fraudolenta.
Costretta a chiudere la sua attività di compro oro dopo una serie di attentati e gesti intimidatori messi a segno, secondo la Dda di Roma, dal sodalizio criminale di stampo mafioso sgominato con i tredici arresti dello scorso 25 gennaio, la titolare del negozio di via Genova è stata condannata ieri a un mese di reclusione e a una provvisionale di 2500 euro dopo la denuncia di un cliente.
La donna, il 13 settembre 2017, nel pieno della “bufera”, avrebbe comprato dalla vittima, che si è costituita parte civile, vecchi gioielli di famiglia per un valore di 2600 euro, con l’impegno a pagarli tramite un bonifico che non è mai arrivato.
“Mi ha detto che aveva dei problemi, che c’era stato un incidente per cui era rimasta senza macchina e doveva comprarla nuova, poi voleva darmi in cambio dell’oro diverso dal mio che ormai non aveva più, dicendo che il valore era superiore di 200 euro, ma ho rifiutato l’offerta e sporto denuncia”, ha raccontato tutto d’un fiato l’uomo al giudice Giacomo Autizi.
L’accusa ha chiesto una condanna a quattro medi e 800 euro di multa, la parte civile una provvisionale di 5mila euro. Il giudice ha condannato l’imputata a un mese di reclusione, pena sospesa e non menzione, e al pagamento di una provvisionale di 2500 euro alla vittima.
La denuncia per insolvenza fraudolenta è maturata proprio nei giorni caldi in cui Giuseppe Trovato, con Ismail Rebeshi al vertice del presunto sodalizio italo-albanese attivo nel capoluogo, titolare a sua volta di tre compro oro, avrebbe fatto di tutto, assieme ai complici, per scoraggiare la donna a proseguire nella sua attività in via Genova.
Era il 16 ottobre di due anni fa, poco più di un mese dopo essersi impegnata a fare il bonifico da 2600 euro al cliente che l’ha denunciata, quando le hanno sfondato la vetrina, scrivendo “ridacci i soldi” e lasciando una scia di lumini funebri cimiteriali sull’ingresso.
Secondo l’accusa, nell’arco di due mesi, la titolare del negozio avrebbe subito “l’incendio di due auto e il danneggiamento della vetrina del negozio, davanti al quale sono stati lasciati anche dei lumini votivi come minaccia di morte e la scritta ‘dammi li sordi’. La vittima – è scritto nell’ordinanza del Gip capitolino Flavia Costantini – ha anche trovato due teste mozzate di animali con due proiettili conficcati in fronte. La saracinesca, inoltre, è stata cosparsa di benzina e data alle fiamme”. Tutte queste “minacce – si legge nelle carte d’inchiesta – hanno costretto la donna a chiudere il compro oro”.
Silvana Cortignani
