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Agricoltore massacrato e ucciso nelle campagne di Tuscania, processo al cognato al via il 17 giugno

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Angelo Gianlorenzo

Angelo Gianlorenzo

Tuscania – Omicidio Angelo Gianlorenzo – I Ris in località San Savino

Tuscania – I Ris in località San Savino

Tuscania – Omicidio Angelo Gianlorenzo – Località San Savino

Tuscania – La campagna dove è avvenuto il delitto

L'avvocato Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta

L'avvocato Giovanni Bartoletti

L’avvocato Giovanni Bartoletti

Tribunale - La presidente Maria Rosaria Covelli

Tribunale – La presidente Maria Rosaria Covelli

Tuscania – Delitto Gianlorenzo, posticipato al 17 giugno il processo davanti alla corte d’assise, la cui prima udienza era stata fissata per lunedì 3 giugno.

Aldo Sassara, 77 anni, sarà processato per l’omicidio volontario del cognato Angelo Gianlorenzo, 83 anni, barbaramente ucciso nelle campagne di Tuscania, in località San Savino, il 14 agosto 2016.

Il processo per quello che è passato alla storia come il delitto di Ferragosto sarà celebrato davanti alla corte composta da sei giudici popolari e due togati. Giudice a latere sarà il magistrato Silvia Mattei, mentre la corte sarò presieduta dalla presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli.

L’imputato è difeso dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Danilo Scalabrelli. Parti civili i familiari della vittima, la vedova e i due figli, assistiti dall’avvocato Giovanni Bartoletti e Francesco Bergamini.

Per la procura, che a distanza di due anni e mezzo ha chiesto il rinvio a giudizio, è stato Sassara a uccidere l’anziano agricoltore la mattina della vigilia di ferragosto nelle campagne di Tuscania. In aula, a rappresentare l’accusa davanti al gip Francesco Rigato, lo scorso 28 febbraio, il pm Michele Adragna.

Per Sassara la procura di Viterbo aveva anche chiesto l’arresto. Ma il gip, a settembre 2016, aveva rigettato la richiesta di custodia cautelare “per mancanza di gravi indizi di colpevolezza”. Contro di lui soltanto indizi, che non sarebbero corroborati dagli accertamenti del Ris.

I sospetti si sono subito concentrati su di lui per via di un’annosa diatriba in sede civile tra i due cognati per questioni di proprietà. Ma della sua presenza sulla scena del crimine non ci sarebbe traccia. Nessuna traccia riconducibile al delitto nemmeno sugli attrezzi agricoli dell’imputato. 


Giallo sull’ora della morte

Resta un giallo l’ora della morte. L’autopsia della dottoressa Maria Rosaria Aromatario sul cadavere dell’83enne non ha potuto chiarire con certezza l’ora della morte.

Il medico legale della Sapienza nominato dalla procura ha indicativamente fissato tra le 9 e le 11 il decesso di Angelo Gianlorenzo. Ma l’anziano potrebbe anche essere deceduto prima oppure dopo. “Lo spostamento del cadavere e la conservazione in luoghi refrigerati hanno influenzato in modo sostanziale l’andamento dei singoli fenomeni, pertanto non più utilizzabili in modo scientificamente attendibile”, si legge nella relazione depositata in procura.

“Non risulta disponibile  la misurazione della temperatura rettale che avrebbe forse potuto fornire informazioni di maggiore attendibilità. Troppo generica e non utile risulta l’affermazione del figlio ‘una volta chinatomi sul corpo lo toccavo e sentivo che era freddo’, anche in considerazione del fatto che il corpo era esposto al sole”, spiega la dottoressa Aromatario. 

L’ispezione cadaverica, inoltre, è stata effettuata a due giorni dal rinvenimento e il cadavere del poveretto sarebbe stato on fase di inziale trasformazione putreffativa: “Con diffusa colorazione verdastra della cute”.

La vittima sarebbe morta di crepacuore dopo un pestaggio devastante. Ferite da corpo contundente alla testa. Il volto tumefatto. Segni sulle braccia, come se si fosse strenuamente difeso dal suo aggressore. Lo sterno letteralmente fracassato per la violenza dei colpi ricevuti. Evidenti i segni di colluttazione: “Ci sono lesioni compatibili con l’uso di mezzi di offesa naturali quali mani e piedi e in parte con impatti nell’atterramento della vittima al suolo”.

Chi ha ucciso Gianlorenzo, lo ha fatto massacrandolo di botte, fino a quando il suo cuore non ha retto allo stress psico-fisico e ha smesso di battere. Un delitto efferato, un omicidio reso ancora più crudele dalle modalità con cui il poveretto è stato ridotto in fin di vita e lasciato morire, secondo l’accusa.

Resta ignota l’arma del delitto, ma sarebbe stato colpito con un solo oggetto contundente. “E’ da ritenere che si sia trattato di un unico mezzo di offesa utilizzato in rapida sequenza, quando la vittima era in movimento, in fase di caduta e mentre era a terra”, conclude il medico legale. 

Silvana Cortignani

 


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