Viterbo – Oltre al padre, il fratello: “Leva i video e le foto di quella di ieri sera, ci so’ le guardie al pub”. Inutili i messaggi inviati dai familiari a Licci, il telefono era spento. Per questo, secondo l’accusa, video e foto non sono stati cancellati. Per un soffio. Quando il genitore lo ha rintracciato era troppo tardi. La polizia era già sotto casa. Era stato invece rintracciato Chiricozzi, ma fare il reset in tempo non gli è servito.
Se ne è parlato anche durante l’ultima puntata di “Chi l’ha visto?”, che ha dedicato un ampio e dettagliato servizio al caso dello stupro nel pub di CasaPound. “Se qualcuno ti dice ‘butta quel video, sono cazzi’, vuol dire che quel video dimostra la tua colpevolezza – ha detto in apertura la conduttrice Federica Sciarelli – perché se quel video dimostra invece il contrario, te lo tieni ben stretto, non lo butti e nessun amico ti dice di buttarlo”.
La troupe di Rai Tre, in trasferta a Viterbo con le inviate Veronica Briganti e Marina Borrometi ha intervistato l’avvocato Franco Taurchini, che assiste la vittima, e il padre di Riccardo Licci, il cui telefono che ha inchiodato la coppia di ventenni.
Traditi dal telefonino rimasto a casa spento
Il cellulare di Riccardo Licci, la sera successiva allo stupro – quando i due giovani erano stati già identificati dalla vittima ed erano in corso le perquisizioni – sarebbe stato a casa spento. Per questo i video e le foto non sarebbero state cancellate prima dell’arrivo della polizia, diventando la prova schiacciante dello stupro, nonostante il concitato passaparola di chi cercava disperatamente di dire al ragazzo che doveva disfarsene di corsa.
In carcere dal 29 aprile con l’accusa di lesioni aggravate e stupro di gruppo, come è noto, sono finiti Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi, 21 e 19 anni, il primo militante viterbese e l’altro consigliere comunale a Vallerano per Caspound, il movimento neofascista nel cui circolo di piazza Sallupara, la notte tra l’11 e il 12 aprile, si sarebbe consumata la violenza ai danni di una donna di 36 anni, conosciuta poco prima in un altro locale.
“Riccà, leva i video e le foto di quella di ieri sera, ci so’ le guardie al pub”
Tre i messaggi giunti sul cellulare sequestrato a Licci la sera del 12 aprile, mentre la polizia stava facendo le prime perquisizioni. I primi due sono per dire al 21enne di cancellare foto e video dello stupro e fare l’hard reset del cellulare, uno dei quali inviato dal fratello. Il terzo messaggio, quello più esplicito, è invece del padre, che gli dice di buttarlo.
“Riccà, leva tutti i video e tutte le foto di quella di ieri sera. Ci so’ le guardie al pub. Di corsa”, scrive “Dodo” al fratello Riccardo, il 21enne militante viterbese di CasaPound arrestato il 29 aprile con Francesco Chiricozzi. “Fai l’hard reset del telefono”, gli intima tal “Daniele de Bracciano”, la cui identità non è stata ancora resa nota. L’ultimo è quello ormai famoso del padre, il più spiccio: “Riccardo butta il cellulare subito”.
“Mi hanno scritto di dire a mio figlio di buttare il cellulare”
“Perché dire di buttare il telefono, se il video non era compromettente? Magari poteva andare a favore di suo figlio”, chiede l’inviata di “Chi l’ha visto?” al 54enne Roberto Licci, che non si lascia riprendere in volto e sostiene che quella nota finora è “mezza verità”.
Secondo la versione dell’uomo, gli sarebbe arrivato un messaggio dagli amici del figlio. “C’era scritto ‘dì a tuo figlio di buttare il cellulare’. Io pensavo una ragazzata, una discussione con qualcuno. Gli ho telefonato una volta, due volte, ma aveva il telefono era spento. Allora gli ho mandato il messaggio”.
In buona fede, sostiene il padre. “Dimostra che non sapevo che cosa c’era nel video, per questo gli ho scritto ‘butta via il telefono’. Ma, ripeto, pensavo una ragazzata, una cosa così, qualche foto che non doveva. Ero all’oscuro del contenuto, al 102 per cento all’oscuro, dò la mia parola d’onore”.
Solo successivamente Licci sarebbe riuscito a rintracciare il figlio, tramite il telefono di una persona che era con lui. “Aveva finito di lavorare da pochi minuti. Io gli ho detto ‘che succede?’ e lui ‘papà, niente’. ‘Mi dici che cosa succede?’ e lui ‘papà no, non succede niente, non lo so’. Intanto sono arrivato sotto casa e c’era già la questura che stava salendo per fare la perquisizione”.
Troppo tardi. A Riccardo Licci viene sequestrato il cellulare, che era rimasto a casa spento. Il 21enne non ha mai letto i messaggi e per questo non ha cancellato quei video e quelle immagini. Francesco Chiricozzi, invece,secondo l’accusa, quei video li avrebbe cancellati, non appena letti i messaggi sulle chat di Whatsapp di “Daniele de Bracciano”.
“Se una donna ci sta, non c’è bisogno di menarla”
Oltre al video, il massacro. “Se una donna ci sta, non c’è bisogno di menarla”, commenta l’avvocato Franco Taurchini, che assiste la vittima.
“A distanza di una settimana – spiega – a parte che aveva sempre un occhio nero, mi ha mostrato una parte della gamba che aveva ancora un grosso ematoma e lividi dappertutto. Era preoccupata che senza il video non sarebbe stata creduta, ma io le ho detto che sarebbero bastate le botte”.
“Noi siamo il vero volto pulito di questo paese”
La trasmissione sottolinea come Licci e Chiricozzi si conoscano da tempo e abbiano in comune tante cose, dalla fede calcistica alla militanza nel gruppo giovanile di Casapound.
Di Chiricozzi, in particolare – eletto a Vallerano coi voti di CasaPound nonostante un procedimento pendente per lesioni personali aggravate davanti al tribunale per i minori di Roma – viene mostrato un video in cui parla della “colletta alimentare”. organizzata periodicamente dal movimento di estrema destra.
“Così la gente capisce che noi siamo il vero volto pulito di questo paese”, dice il 19enne.
Assieme al presunto complice è recluso da undici giorni nel carcere di Mammagialla.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Video: Gli avvocati: “Per i ragazzi il rapporto era consensuale” – Il procuratore capo Auriemma: “Solidi elementi di prova” – Violenza di gruppo, l’arresto dei due giovani – Violenza di gruppo, l’arresto dei due giovani








