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Appalti pilotati in tre comuni, mancano 12 intercettazioni per sentire gli imputati

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Massimiliano Sanzogni, arrestato nell'operazione Led

Massimiliano Sanzogni

Operazione Led - Gli arrestati - Alessandro Tramannoni

Alessandro Tramannoni

Operazione Led - Gli arrestati - Renzo Tramannoni, presidente della Cpm

Renzo Tramannoni

Viterbo – (sil.co.) – Operazione Led, ancora dodici intercettazioni da trascrivere, in tempo per il prossimo 3 luglio quando, davanti al giudice Silvia Mattei, saranno ascoltati gli imputati. 

Le dodici conversazioni sembravamo smarrite in un filone di cui è stata chiesta l’archiviazione, ma sono state ritrovate presso i carabinieri forestali. 

Al centro tre gare pubbliche, tra il 2014 e il 2015, a Grotte di Castro, Villa San Giovanni in Tuscia e l’illuminazione pubblica a Civita Castellana. 

E’ il processo scaturito dall’inchiesta Led, su tre appalti per l’illuminazione pubblica e impianti termici. 


Video: Le immagini dell’operazione Led


L’indagine della procura è partita da “una gara da due milioni e mezzo”, come ha spiegato  in aula il 21 ottobre 2017, quando il processo è entrato nel vivo, il carabiniere forestale Stefano De Carli, nel pool di investigatori che hanno seguito l’inchiesta fin dalla prima ora.

A processo, per turbativa d’asta, sono finiti i fratelli Alessandro e Luca Tramannoni, rispettivamente amministratore delegato e socio della Cpm Gestioni termiche di Recanati (Macerata), e il direttore commerciale di area Tirrenica Massimiliano Sanzogni.

I tre imputati furono arrestati nel blitz del 17 febbraio 2017. 


L’appalto più succulento a Civita Castellana

Per i pubblici ministeri Stefano d’Arma e Fabrizio Tucci, titolari delle indagini, la Cpm si sarebbe aggiudicata a raffica le gare con procedure non proprio trasparenti, tra capitolati scritti insieme agli imprenditori e consigli su come impostare l’offerta per vincere.

Tra gli appalti incriminati il più succulento era quello di Civita Castellana, sui cui nel 2014 si accesero i riflettori di carabinieri e forestali. “Il valore complessivo era di 4,7 milioni di euro per 15 anni, e la possibilità di aumentare la posta in gioco fino a circa 700mila euro annui, dai 315mila euro iniziali – ha spiegato in aula un anno e mezzo fa il sovrintendente De Carli, ricapitolando le indagini -. Una prima gara, con importo da 2,5 milioni, andò deserta. La seconda, maggiorata a oltre 4 milioni e mezzo, imponeva tempi stretti se non si voleva rischiare di perdere il finanziamento regionale”.

All’intraprendenza degli imprenditori sarebbe seguita l’accondiscendenza di alcuni dipendenti pubblici dei comuni interessati, molti dei quali finiti nei guai.


Guerra sulle intercettazioni

A suo tempo la difesa aveva chiesto la trascrizione generale. L’accusa solo delle intercettazioni rilevanti. Anche perché, nel mare magnum, ci sono altri 4-5 filoni d’indagine e personaggi che non hanno a che fare col processo. Imponente la mole di un anno e mezzo di captazioni. I difensori, venuti apposta dalle Marche, hanno impiegato un giorno interno solo per ascoltarne 35 su 200. 

Le ultime dodici, la cui trascrizione è stata affidata nell’udienza dello scorso 19 aprile alla perita Maria Mammolo, non si trovavano, in quanto parte di un altro procedimento, connesso al filone principale, risultato nel frattempo archiviato. Sono però disponibili presso i carabinieri forestali, per cui il giudice ne ha potuto disporre la trascrizione. 

Gli imputati potranno difendersi davanti al tribunale il prossimo 3 luglio. L’udienza è fissata alle ore 14. 



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