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Campeggi senza linea telefonica, i gestori chiedono aiuto

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Tarquinia - Il campeggio Europing

Tarquinia – Il campeggio Europing

Tarquinia - Il camping Riva dei Tarquini

Tarquinia – Il camping Riva dei Tarquini

Tarquinia – Cellulari inservibili nei campeggi di Riva dei Tarquini, i gestori delle strutture chiedono aiuto alle compagnie telefoniche.

Già dall’anno scorso i camping sulla località marittima tarquiniese devono fare i conti con l’assenza di linea telefonica nelle piazzole riservate agli alloggi. Un disagio notevole, sia per il personale di servizio che per i clienti.

Claudia Ballerini, responsabile relazioni esterne del Riva dei Tarquini, spiega che “all’interno del campeggio è impossibile telefonare, bisogna andare sulla spiaggia o uscire dalla struttura. L’anno scorso siamo riusciti a tamponare la situazione grazie a Tim, che ha montato un ripetitore provvisorio. Speriamo di poterlo fare anche quest’anno al più presto”.

“Per noi è un problema serio – continua Ballerini – perché ormai la linea telefonica è un servizio essenziale. Oltre a chi utilizza il cellulare per svago, ci sono anche persone che devono essere sempre reperibili per motivi familiari o di lavoro. Noi facciamo quello che possiamo, mettiamo a disposizione i telefoni fissi e abbiamo dotato la struttura di un servizio wi-fi, ma chiaramente alcuni clienti si lamentano e abbiamo avuto recensioni negative per questo”.

Secondo la responsabile del Riva dei Tarquini, nel periodo di alta stagione i camping della zona hanno “un bacino d’utenza complessivo di circa 7mila persone”.

“Anche da noi i telefoni prendono molto male – racconta il responsabile dell’Europing Alessandro Sampietro -. Abbiamo dovuto montare a nostre spese un palo di 18 metri per portare una linea internet all’interno del campeggio, paghiamo 1500 euro al mese”.

“Oggi siamo nell’era digitale – continua Sampietro – e una struttura turistica dove i cellulari non funzionano non ha chance. Soprattutto i clienti stranieri utilizzano il telefono praticamente per qualsiasi cosa, ma noi in Italia non siamo pronti per i loro standard tecnologici. Speriamo comunque che qualche compagnia ci venga in aiuto, perlomeno per permetterci di lavorare in condizioni migliori”.

Alessandro Castellani

 


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