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I Ris per altre 4 ore nella casa della tragedia, sequestrati vestiti sporchi di sangue

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Ronciglione – Giallo di Ronciglione, nuovi rilievi dei Ris nell’appartamento di via Papirio Serangeli. Ieri i carabinieri investigazioni scientifiche sono entrati per la terza volta nella casa della tragedia, la cui scala è costata la vita alla 26enne Maria Sestina Arcuri. Un sopralluogo avvenuto a tre mesi dall’ultimo e due giorni dopo l’udienza davanti al Riesame di Roma durante la quale la procura, dopo il no del gip di Viterbo, ha chiesto l’arresto in carcere di Andrea Landolfi Cudia, il fidanzato 30enne di Sestina indagato per omicidio e omissione di soccorso.

I Ris si sono intrattenuti nell’interno 7 del civico 4 di via Serangeli dalle 10 alle 14. Quattro ore di rilievi durante i quali, su disposizione del pm Franco Pacifici, sono state effettuate delle misurazioni dell’abitazione, sia del primo che del secondo piano, che verrà poi ricostruita al computer.

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

I carabinieri hanno anche sequestrato dei capi d’abbigliamento, con sopra delle macchie rosse, presumibilmente sangue, sia della vittima che dell’indagato. Gli investigatori hanno portato via, in particolare, una felpa di Landolfi e un jeans, una maglietta e degli stivaletti di Sestina. Oltre a un asciugamani. Ora i Ris analizzeranno quelle tracce trovate sui vestiti che i due indossavano al momento della caduta della 26enne dalle scale che portano alla mansarda dell’appartamento di Ronciglione, dove la coppia stava trascorrendo il primo fine settimana di febbraio.

Da sempre il 30enne sostiene che intorno alle 2 della notte tra il 3 e il 4 febbraio sia lui che la fidanzata siano scivolati da quei gradini in peperino. “Stavamo parlando – dirà quattro ore dopo al 118 -, io stavo sulle punte. Stavamo giocando, scherzando. Io me so’ sbilanciato. Lei si è retta su di me e io pe’ attutirla… Però purtroppo lei la botta l’ha presa e io la botta l’ho presa più forte. Io ho sbattuto il bacino, ho sbattuto sulla testa. Dietro, vicino al camino. Lei ha preso evidentemente… Non so se l’ha presa vicino alla schiena o vicino all’orecchio, ha perso il sangue dal naso e dalle orecchie”. Per Landolfi, insomma, si è trattata di una caduta accidentale, dopo la quale Sestina si sarebbe alzata andando a dormire. Ma all’alba il ragazzo chiama l’ambulanza perché la 26enne è in uno stato di incoscienza. “Ha perso i sensi – spiega all’operatore del 118 -. Parla, ma dice cose così. Non me risponde, mi dice i numeri… Ha rigettato tutto quello che ha mangiato, però non sangue”. All’ospedale Belcolle di Viterbo Sestina arriverà in coma e con un’ematoma cerebrale. Sottoposta a un lungo e delicato intervento chirurgico alla testa, muore il 5 febbraio dopo 24 ore di agonia. Per i medici legali che hanno effettuato l’autopsia “non c’è alcuna compatibilità tra le lesioni riscontrate sul corpo della vittima e un rotolamento sui gradini della scala”. Mauro Bacci e Massimo Lancia parlano di una “caduta libera in accelerazione, dall’alto verso il basso, e di un impatto con una superficie liscia e piana”. Con i risultati dell’esame autoptico in mano, il pm ha chiesto l’arresto di Landolfi. Il gip l’ha però rigettata. Ma il pubblico ministero, convinto dell’impianto accusatorio, si è appellato al tribunale del Riesame. L’udienza è stata celebrata lunedì, ma i giudici hanno preso tempo.



“Spero che il collegio decida il prima possibile – afferma l’avvocato Vincenzo Luccisano, legale della famiglia Arcuri -. Dalle indagini è emersa la clamorosa incompatibilità tra le dichiarazioni dell’indagato e la relazione dei medici legali. La discordanza tra il racconto e le lesioni riportate dalla vittima è evidente. Non coincide nulla. Questa storia è circondata da incongruità e incongruenze. Fino ad ora, pur non condividendola, non abbiamo potuto che accettare la decisione del gip. Ma adesso spetta al Riesame trarre le sue conclusioni”. Ma a tre giorni dall’udienza i giudici non hanno ancora sciolto la riserva. “È ancora presto – evidenzia l’avvocato Luca Cococcia, difensore di Landolfi -. Il mio assistito è in attesa della decisione, ma resta comunque calmo e sereno essendo forte della sua innocenza. Attende il responso con tranquillità. Io, come legale, mi auguro che la richiesta d’arresto della procura venga respinta. In caso contrario, se ci saranno gli estremi, dopo aver letto le motivazioni faremo ricorso per Cassazione. L’eventuale ordinanza di custodia cautelare del Riesame, infatti, non sarà immediata. Non sarà esecutiva finché non si esprimerà la suprema corte”.

Giallo di Ronciglione - Il terzo sopralluogo dei Ris

Il sopralluogo di ieri, a cui hanno preso parte anche gli avvocati Cococcia e Luccisano, il pm Pacifici e il comandante della compagnia dei carabinieri di Ronciglione Alfredo Tammelleo, è stato il terzo nella casa della tragedia, dopo quello del 12 e del 20 febbraio. Mentre nel primo sono stati fatti rilievi e campionamenti (gli investigatori avevano già portato via vestiti e lenzuola), il secondo è servito soprattuto al perito della procura Martino Farneti per misurare la scala affinché potesse simulare al computer la caduta di Sestina. In totale, i Ris hanno passato al setaccio l’appartamento per quindici ore. Resta sotto sequestro: lo è dal 5 febbraio. “L’abitazione – conclude l’avvocato Luccisano – è l’unico punto concreto sul quale basare le indagini. Indagini che la procura sta facendo condurre a 360 gradi, senza tralasciare nulla, per una ricostruzione precisa e puntuale. L’inchiesta non è finita, ma continua”.

Raffaele Strocchia


Multimedia: Fotocronaca: Giallo di Ronciglione, terzo sopralluogo dei Ris – Il sopralluogo dei Ris – I Ris di nuovo nella casa della tragedia – I Ris nella casa della tragedia – Video1 – Video2 – Video: Terzo sopralluogo dei Ris


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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