Ronciglione – La cena al ristorante e il bicchiere di vino al pub, la lite con il fidanzato Andrea Landolfi Cudia e la volontà di Maria Sestina Arcuri di andare a dormire da sola in albergo. Alla fine, il ritorno nella casa dove stavano trascorrendo il weekend e la caduta della ragazza dalle scale che portano alla mansarda. È la ricostruzione, che gli inquirenti hanno messo nero su bianco nelle oltre 2mila pagine d’indagine, delle ultime ore di vita della 26enne morta il 5 febbraio scorso all’ospedale di Belcolle per un’emorragia cerebrale. È il Giallo di Ronciglione, sul quale la procura di Viterbo ha aperto un fascicolo per omicidio e omissione di soccorso. Indagato Andrea Landolfi, 30 anni, in queste ore in attesa che il tribunale del Riesame decida sulla richiesta d’arresto in carcere avanzata dal pm Franco Pacifici.
Per Maria Sestina, il fidanzato e il figlio di cinque anni di lui, avuto da una precedente relazione, la serata di domenica 3 febbraio inizia al ristorante-pizzeria Il Divino. Nel locale di via San Giovanni, a ridosso di porta Romana, i tre cenano, e dai video delle telecamere di sorveglianza appaiono tranquilli. I filmati, finiti agli atti, riprendono in particolare la 26enne alternare momenti di forte silenzio a istanti in cui gioca con il bambino. Intorno alle 23 Sestina, Landolfi e il piccolo raggiungono il pub Il Castello in via Borgo di Sotto, poco distante dal palazzo comunale e dal duomo e a circa 500 metri dal ristorante-pizzeria in cui avevano cenato. Si siedono in un tavolo in uno degli angoli del locale, i due ragazzi ordinano un bicchiere di vino a testa e iniziano a litigare. Agli inquirenti lo hanno raccontato alcuni testimoni, tra i quali il titolare del pub Roberto Albano. “Hanno discusso, ma civilmente. Non ho capito di cosa stessero parlando, ma lei era dimessa e sulle sue. Mi è sembrata un po’ intrappolata. Una ragazza che si tormentava sulla sua posizione, sulla sua condizione, su ciò che stava facendo. Non mi è apparsa solare, tranquilla, serena, gioiosa. Era tesa, confusa e spaesata. Come se avesse pensieri per la testa”.
Il perché di quella lite resta avvolto nel mistero. Ma per gli investigatori è certo che non sia stata la prima in quei mesi di relazione tra Sestina e Landolfi. I litigi tra i due sarebbero stati quasi quotidiani, con la 26enne che più di una volta avrebbe espresso la volontà di lasciare il fidanzato. L’ultima, un paio di giorni prima la caduta dalle scale. In un’intercettazione telefonica, anche questa finita nel corposo fascicolo d’indagine, la ragazza avrebbe detto a un parente del 30enne di essere intenzionata a mettere la parola fine alla relazione.
All’una e quindici della notte tra il 3 e il 4 febbraio, le telecamere immortalano la coppia e il bambino uscire dal pub Il Castello, e dai video sembrerebbe che stessero ancora discutendo. Un testimone ha raccontato agli inquirenti che quella sera Sestina non voleva più dormire a casa, e per questo era alla ricerca di una camera d’albergo in cui passare da sola la nottata. Ma alla fine cambia idea e sale sulla Mini One D di Landolfi. Via Borgo di Sotto dista 900 metri da via Papirio Serangeli: tre minuti d’auto. Entrati nell’abitazione al civico 7, interno 4, di proprietà della nonna del 30enne, Mirella Iezzi, anche lei nell’appartamento, i due ragazzi, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbero continuato a litigare. Intorno alle 2 la caduta dalle scale che è costata la vita alla 26enne.
Da sempre Landolfi sostiene che la fidanzata sia scivolata insieme a lui da quei gradini in peperino che portano alla mansarda. “Stavamo parlando – dirà alle 5,56 al 118 -, io stavo sulle punte. Stavamo giocando, scherzando. Io me so’ sbilanciato, lei si è retta su di me e io pe’ attutirla… Però purtroppo lei la botta l’ha presa… Non so se vicino alla schiena o vicino all’orecchio. Ha perso il sangue dal naso e dalle orecchie”. Per il 30enne si è trattata di una caduta accidentale, dopo la quale Sestina si sarebbe alzata andando a dormire. Ma all’alba il ragazzo chiama l’ambulanza perché la fidanzata è in uno stato di incoscienza. “Ha perso i sensi – spiega all’operatore del 118 -. Parla, ma dice cose così. Non me risponde, mi dice i numeri… Ha rigettato tutto quello che ha mangiato”. All’ospedale di Belcolle la ragazza arriva in coma. Sottoposta a un intervento chirurgico alla testa, muore il 5 febbraio dopo 24 ore di agonia. Per i medici legali che hanno effettuato l’autopsia “non c’è alcuna compatibilità tra le lesioni riscontrate sul corpo della vittima e un rotolamento sui gradini della scala”. Mauro Bacci e Massimo Lancia parlano di una “caduta libera in accelerazione, dall’alto verso il basso, e di un impatto con una superficie liscia e piana”.
Landolfi non è indagato solo per omicidio e omissione di soccorso, ma anche per lesioni nei confronti della nonna 80enne. Secondo gli inquirenti la signora Mirella, accorsa a soccorrere Sestina dopo la caduta, avrebbe ricevuto un pugno dal nipote, appassionato di boxe, che le ha incrinato la sesta, la settima e l’ottava costola. Del pugno ne avrebbe parlato in alcune telefonate, intercettate e finite sempre agli atti, tra cui quella con una delle figlie. Per gli investigatori l’80enne, alle 2,04 della notte tra il 3 e il 4 febbraio, sarebbe uscita di casa da sola per andare al pronto soccorso di Ronciglione. Ma al presidio medico, non potendo fare molto per lei, le avrebbero consigliato di rivolgersi a un vero ospedale. La donna avrebbe allora chiamato la figlia, la zia di Landolfi, e alle 3,05 sarebbe stato il genero che è andata a recuperarla mentre vagava per le vie del centro. La mattina sarebbe poi stata accompagnata al San Filippo Neri di Roma, dove le hanno dato una prognosi di oltre 40 giorni.
Raffaele Strocchia
Multimedia: Fotocronaca: Giallo di Ronciglione, terzo sopralluogo dei Ris – Il sopralluogo dei Ris – I Ris di nuovo nella casa della tragedia – I Ris nella casa della tragedia – Video1 – Video2 – Video: Terzo sopralluogo dei Ris
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.




