Viterbo – “È vero, gli ho detto di buttare il telefono. Ma non ho visto i video dello stupro”. Roberto Licci, 54 anni, padre di Riccardo, il 21enne arrestato per violenza sessuale e lesioni insieme a Francesco Chiricozzi, parla al Corriere della Sera. “La verità deve ancora venire fuori – dice Roberto Licci – e, ora come ora, non sappiamo qual è. Saranno gli inquirenti a doverla accertare. C’è un’indagine in corso e ci affidiamo a loro”.
Dall’ordinanza d’arresto che ha fatto finire in carcere il figlio, emerge che il 54enne ha invitato Riccardo Licci a buttare il cellulare con le foto e i video del presunto stupro della notte tra l’11 e il 12 aprile all’Old Manners.
Secondo il gip Rita Cialoni le immagini sono state “condivise con una serie di soggetti terzi, ivi compreso il padre del Licci”. Ma l’uomo smentisce: “Io non ho né ricevuto né guardato quei video e quelle foto. Io non sapevo con precisione di cosa si trattasse. È vero che gli ho scritto di gettare via tutto ma credo di essermi comportato da padre. Ho commesso un reato con quel consiglio? Non credo proprio. Sono suo papà, cercavo solo di pensare a lui”.
Roberto Licci, assicuratore, anche lui vicino a CasaPound, oggi è andato con la famiglia a trovare il figlio in carcere: “È provato, e noi siamo assolutamente dispiaciuti. Ma non dico quello che ci siamo detti io e mio figlio. È un ragazzo tranquillo, come ce ne sono tanti. Non ci aveva mai dato problemi”.
– Messaggi sullo stupro, il padre di Licci non rischia di essere indagato
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


