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“Maggioranza allo sbando, finché c’è Arena Viterbo rischia”

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Viterbo - Consiglio comunale - Giacomo Barelli

Viterbo – Consiglio comunale – Giacomo Barelli

Viterbo - Consiglio comunale - Giacomo Barelli

Viterbo – Consiglio comunale – Giacomo Barelli

Viterbo - Consiglio comunale - Giacomo Barelli

Viterbo – Consiglio comunale – Giacomo Barelli

Viterbo – “Viterbo rischia finché c’è Arena, in quanto è una maggioranza allo sbando”. Soffia di nuovo aria di crisi in comune, con la Lega che alza le barricate e minaccia di non votare il bilancio e Giacomo Barelli (Viva Viterbo) non risparmia critiche a un centrodestra immobile e solo attento all’autoconservazione. “Quest’amministrazione tirerà a campare fino alla fine e Viterbo perderà altri cinque anni”.

Barelli, ci risiamo. Amministrazione Arena di nuovo in fibrillazione. Ogni scusa è buona per litigare o la Lega ha le sue buone ragioni per battere i pugni sul tavolo?
“Diciamo che quella di Arena più che una crisi è una malattia cronica, che purtroppo sta facendo male alla città e i viterbesi ormai se ne sono accorti. Quanto alla Lega non mi sembra interessata alla città, più al comune forse. Il suo gruppo, il più numeroso del consiglio, non ha prodotto nulla fino a oggi. Zero proposte, zero provvedimenti. Sono invece molto sensibili e s’impuntano spesso sulle poltrone, come i partiti della vecchia politica”.

Il senatore Fusco ha minacciato di lasciare la maggioranza dopo il voto del 26 maggio. Cosa pensa che possa accadere a risultati elettorali acquisiti?
“Can che abbaia non morde… il Senatore Fusco ha detto tante cose in passato, non mi pare che ne abbia mantenute molte, basta leggersi le tante dichiarazioni smentite poi dai fatti. Noto invece, che come vi sia una nuova, inaspettata sintonia tra lui e le consigliere d’area Fioroniana del Pd”.

Sintonia? Ciambella e Minchella hanno dichiarato, con Arena il Pd non andrà mai.
“Hanno dichiarato con Arena né ora né mai, ma magari con Fusco sì? In fondo, grazie a quell’accordo con la Lega hanno eletto insieme il presidente della quarta commissione Stefano Caporossi. Chissà che non stia nascendo un “nuovo amore” all’ombra della Palanzana tra “gemelli diversi”. Dopo le elezioni, comunque per me non accadrà niente, continueranno a scambiarsi poltrone alzando ogni volta la posta sulla pelle di Viterbo e dei viterbesi”.

Invece, cosa vorrebbe che accadesse dopo il 26 maggio?
“Vorrei, ma non accadrà, che se ne andassero il prima possibile e che i cittadini avessero finalmente la possibilità di mettere fine al governo dei partiti, dando la possibilità di governare magari all’espressione di un civismo ormai maturo e che deve organizzarsi per guidare bene la città”.

La crisi sembra seria, il gruppo della Lega conta otto consiglieri e minaccia di non votare il bilancio. Arena stavolta rischia?
“Viterbo rischia finché c’è Arena, in quanto è una maggioranza allo sbando. Tuttavia, non credo che succederà qualcosa. In fondo la Lega ha dimostrato a livello locale e nazionale di tenere molto al potere e alle poltrone e non credo che abbia intenzione di staccare la spina, ma solo di alzare la posta e continuare a tenere sotto scacco un sindaco che a sua volta tiene bloccata tutta la città, senza dare risposte ai problemi dei cittadini e di fatto senza fare nulla, salvo tagliare qualche nastro”.

Da quando si è insediato, il sindaco Arena è passato da una crisi all’altra, da un problema all’altro all’interno della maggioranza. Roba da far impallidire l’esperienza Michelini, che tra sedie bruciate e minacce di dimissioni, è stata tutt’altro che serena. A cosa lo attribuisce?
“L’esperienza Michelini, a cui va dato atto di aver sempre dimostrato un grande senso di responsabilità e di legalità e visti i tempi non è poco, ha avuto moltissime criticità e ha fatto errori dovuti sempre a ingerenze di una certa vecchia politica “popolare”, oggi molto meno popolare. Però si litigava per idee e visioni diverse. Oggi con Arena abbiamo toccato il fondo, visto che idee non ce ne sono, si contendono le poltrone con un unico obiettivo, tirare a campare, cui si aggiunge una grande confusione amministrativa”.

Per quale motivo accade, secondo lei?
“Il motivo è semplice. Come il coraggio per don Abbondio nei Promessi Sposi, così le competenze e le capacità in politica, se non le hai non te le puoi dare, e come è accaduto pure ad Arena, puoi pure vincere le elezioni per il rotto della cuffia, ma poi per governare serve altro”.

E mentre litigano, in città che succede?
“In città c’è una forte delusione, anzi profondo scoramento. Dopo le difficoltà della precedente amministrazione ci si aspettava una svolta, invece si è finiti dalla padella nella brace. Le questioni importanti sono tutte irrisolte e soprattutto nessuno sa come affrontare temi quali lavoro, rifiuti, trasporti, terme, strade, turismo, cultura e oggi la pure sicurezza. Era il loro cavallo di battaglia e registra un dato negativo in controtendenza nazionale, a testimonianza che alla lunga la propaganda non paga. Le pochissime cose che si stanno realizzando, così come le idee in campo, sono eredità della vecchia amministrazione. Non solo non c’è stato il cambiamento sperato, ma stiamo peggiorando. In tanti si augurano di tornare a votare, ben sapendo che il fallimento di Arena è il fallimento anche dei partiti, che però non se ne accorgono o se ne fregano e continuano a inciuciare tra loro”.

Nel frattempo è passato quasi un anno. La senatrice Bernini di Forza Italia, a un incontro parlando del governo Lega – M5s ha spiegato che a 365 giorni di distanza i risultati si devono vedere. A Viterbo si vedono?
A Viterbo si vedono risultati negativi. Ma quel che è peggio è che è la prospettiva a essere negativa. Viviamo un immobilismo totale che punta all’autoconservazione dei partiti e dei soliti noti. Se nessuno avrà il coraggio di staccare la spina. Quest’amministrazione tirerà a campare fino alla fine e Viterbo perderà altri cinque anni per tentare il suo rilancio e uscire dalle difficoltà”.

Da come lo racconta, per Arena è stato un anno disastroso?
“Sì, ma non per lui e la sua maggioranza che non credo se ne siano accorti, ma per la città e i cittadini, che invece oggi ne sono fortemente consapevoli. D’altronde, cosa ci si poteva aspettare da un sindaco che era l’espressione della vecchia politica, responsabile di buona parte dei problemi attuali, per avere governato da oltre vent’anni la nostra città e che la sua stessa coalizione non voleva? Può risolvere i problemi chi aveva contribuito a crearli?”.

Eppure, una giunta a nove, sovradimensionata per una città come Viterbo, in un anno avrebbe dovuto lavorare e produrre. O nella peggiore delle ipotesi, far vedere almeno un’idea di città. In realtà non pare. Questi assessori cosa fanno?
“Sono gli assessori, non so se poi facciano gli assessori. Magari c’è qualche consigliere che lo fa di più di loro. Assessori senza esserlo, percepiscono le indennità, cambiano casacca e partito, si scambiano le deleghe. Certo, non risolvono i problemi e nemmeno danno la sensazione di sapere come fare. Tuttavia, credo che nessuno di loro abbia voglia d’andarsene. Anche per loro, come per il sindaco, vale politicamente ciò che diceva Andreotti, meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.

Ha anche lei l’impressione che la politica a Viterbo stia subendo un’involuzione? Sarà una chiacchiera da bar, ma a ogni nuovo sindaco, in parecchi rimpiangono il precedente. È successo con Marini per Gabbianelli, poi con Marini per Michelini e adesso, persino con Arena per Michelini.
“Io ne sono certo e questa è una considerazione molto amara. I cittadini sono scoraggiati e disorienti, perché hanno già sperimentato tutta la partitocrazia possibile, da destra a sinistra al centro, sempre con risultati negativi e oggi non credono più a niente, non sanno più chi votare. Vorrebbero fatti e non promesse, da qualsiasi parte provengano. Non sarà facile per nessuno in futuro conquistare la fiducia dei viterbesi, dopo tutto questo. Tuttavia, a mio avviso c’è ancora una possibilità per il civismo, per cui esperienze civiche vecchie e nuove anche trasversali, trovino la forza e si prendano la responsabilità di costruire insieme un’alternativa comune al malgoverno dei partiti. Un’alternativa può essere costruita a mio avviso, partendo da tre concetti comuni e condivisi da tutti i gruppi e movimenti civici cittadini e sui quali hanno già dimostrato d’essere geneticamente diversi dagli altri partiti: legalità, merito e competenze. Pilastri sui quali si può, e a mio avviso si deve, costruire la Viterbo del futuro”.

Giuseppe Ferlicca


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