Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nella giornata del 27 di marzo è stata consegnata all’ufficio del protocollo una lettera indirizzata alla commissione etica dell’università della Tuscia, organo autonomo facente capo all’Unitus che ha il compito di regolare il comportamento di ogni membro della comunità accademica, costituitosi come da regolamento d’ateneo.
Al seguito di alcuni eventi, noi ragazzi di Univercity Viterbo (Associazione culturale studentesca universitaria), ci siamo visti costretti a coinvolgere la commissione etica al fine di far cessare alcuni comportamenti vessatori da parte dell’associazione UniVerso Giovani nei nostri confronti. Come da regolamento, la stessa università della Tuscia ha un termine di 30 giorni a partire dal momento in cui riceve la richiesta (in questo caso lo scorso 27 marzo) dove viene fissata un’udienza di trattazione ove necessario oppure può rigettare per insussistenza dei fatti quanto denunziato. Attualmente ci troviamo in un momento d’incertezza, dove noi tutti non ci sentiamo tutelati dalla nostra stessa università in quanto malgrado i termini siano scaduti, non è stata ancora presa alcuna decisione.
“Ci troviamo all’interno di un ordinamento, caratterizzato dalla presenza di norme, le quali dovrebbero essere rispettate da tutti indistintamente. Come gli studenti nel momento in cui ritardano il pagamento della prima o seconda rata vanno in contro ad una mora da parte dell’Unitus, ci aspettiamo che la stessa università lavori con efficienza e si conformi alle regole dalla stessa emanate – aggiunge il presidente di Univercity Viterbo Matteo D’Angelo -. È inconcepibile pensare che un’amministrazione pubblica possa sentirsi autorizzata ad ignorare totalmente la questione in maniera autoritaria, imponendosi dunque senza nemmeno esprimersi a riguardo. Noi tutti, essendo studenti regolarmente iscritti, paghiamo le tasse e ci aspettiamo un servizio che per essere adeguato non dovrebbe permettere il verificarsi di tali situazioni”.
Sentiamo quindi il dovere nei confronti della comunità cittadina di rendere noti certi comportamenti perché l’università della Tuscia è a tutti gli effetti un ente pubblico attivo e presente sul nostro territorio.
“Ci sono soggetti che purtroppo con gli avvenimenti degli ultimi anni si sentono padroni all’interno di un’amministrazione pubblica e mettono in atto comportamenti autocratici tali da pregiudicare quelle che sono le possibilità di molti. Le amministrazioni pubbliche dovrebbero essere efficienti, imparziali e in buona fede, noi privati cittadini che ne usufruiamo abbiamo il diritto di sentirci tutelati e abbiamo la pretesa nel rispetto delle regole” conclude Matteo D’Angelo.
Univercity Viterbo
