Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sabato 4 maggio, alle 17,30, Potere al popolo Tuscia scende al fianco della Rete degli studenti medi in piazza della Rocca per sostenere chi ha avuto l’energia e l’impeto, di fronte a quanto accaduto, di lanciare l’invito a gridare, tutti assieme, cittadinanza, associazioni e forze politiche, contro il silenzio assordante o, al contrario, contro la voce troppo spesso strumentalizzata, che oggi, riguarda la violenza contro le donne.
Ciò che ha subito la vittima è stato uno stupro per il quale non sembra ci sia stato alcun segno di pentimento. Uno stupro ripreso, condiviso, pubblicizzato tra i membri del proprio gruppo.
Uno stupro di cui vantarsi e per il quale ricevere lodi dai propri amici camerati. Uno stupro che la vittima continua a ricevere, di fronte alla mancata presa di posizione delle istituzioni cittadine che governano questa città. Uno stupro che continua di fronte alle stigmatizzazioni di una narrazione puritana e maschilista che colpevolizza la vittima riducendo tutto ad un “se l’è cercata”.
Le donne e gli uomini di Potere al popolo Tuscia esprimono solidarietà alla vittima, perché questa violenza la sentiamo tutta, dirompente, dentro e fuori di noi.
Se il tema è culturale, l’obiettivo è proporre un modello diverso alle nuove generazioni. La violenza può essere motrice della forza sociale o strumento indiscriminato di coercizione da parte del più forte: conflitto o sopruso. Se del primo, antitesi di strutture ordinate della società, la questione si sposta sulle sue forme e sulla sua intensità, indiscutibile deve essere la condanna di tutti gli atti di violenza quando questi si rivolgono verso individui o gruppi per definizione ‘deboli’, che partono da una situazione di svantaggio: lavoratori precari, donne, stranieri e ragazzi in difficoltà.
Ed è qui che si fa necessaria la lotta culturale contro l’estrema destra; che vorrebbe negare alla donna numerosi diritti, fissandola nei ruoli tradizionali di madre e di sposa; che usa la violenza verbale e fisica contro gli stranieri solo perché stranieri, senza alcuna motivazione reale e quindi in odore di “odio razziale”; che sogna l’uomo forte al comando di cittadini che non sono in grado di pretendere ed esercitare i propri diritti o le armi in casa per ritornare ad una giustizia sommaria.
E le nostre sono parole cariche di rabbia perché non è solo una battaglia alla violenza di genere, quella che è necessario portare avanti, ma anche una battaglia dell’antifascismo.
In questo caso, nonostante le minacce ricevute, la vittima ha parlato e non lasceremo altri soffocar la sua voce, ne saremo casse di risonanza, sabato, in piazza tutte e tutti assieme.
Potere al Popolo Tuscia
