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“Mio figlio? L’ho cresciuto con dei valori”

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Roberto Licci

Roberto Licci

Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Viterbo – “Mio figlio? L’ho cresciuto con dei valori”. Intervista di Repubblica a Roberto Licci, il padre di Riccardo. Il 21enne, militante di CasaPound, è in carcere per stupro insieme all’amico e consigliere comunale del partito di estrema destra a Vallerano, Francesco Chiricozzi, di 19 anni.

Nell’ordinanza d’arresto gli inquirenti annotano che alle 23,16 del 12 aprile il “mittente Papa” ha scritto sulla chat del Blocco Studentesco: “Riccardo, butta il cellulare subito”.

A Repubblica Roberto Licci ammette: “Sì, certo, sono io che ho mandato quel messaggio sulla chat. Per cercare di aiutarlo. Sono il padre, non ho difficoltà ad ammetterlo: aiutare un figlio non è qualcosa per cui si possa essere incriminati”.

Il giornalista Paolo Brera descrive così il padre di Riccardo: “Nella sua agenzia assicurativa in periferia di Viterbo, Roberto Licci non si nasconde. Lacoste nera, cuore nero devoto a CasaPound, giacca di pelle nera come nero è il cane, un gigantesco rottweiler che osserva i passanti davanti alla porta finestra del giardino. Licci è cordiale, risoluto”.

“I video non li ho visti e li vorrei vedere – dice Roberto Licci -. Per capire cosa sia successo davvero. Perché finora il processo lo state facendo voi giornalisti, e questi due ragazzi li avete già condannati. Siamo una famiglia conosciuta e siamo persone perbene. Ho quattro figli, mai avuto problemi. Se mio figlio fosse davvero colpevole sarei il primo a sapere come comportarmi con lui, mi creda. L’ho cresciuto con dei valori”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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