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L’omicida di Fedeli punta a evitare l’ergastolo

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Michael Aaron Pang

Michael Aaron Pang

Norveo Fedeli

Norveo Fedeli

Omicidio via San Luca - Gli avvocati Remigio Sicilia e Lilia Ladi

Omicidio via San Luca – Gli avvocati Remigio Sicilia e Lilia Ladi

Viterbo – Michael Aaron Pang rischia l’ergastolo. Al 22enne coreano con cittadinanza statunitense la procura di Viterbo contesta l’omicidio (quello di Norveo Fedeli, il commerciante di 74 anni ucciso nel suo negozio di via San Luca) aggravato dalla rapina. Il 12 aprile il parlamento ha approvato la nuova legge, pubblicata in gazzetta il 19, che vieta il giudizio abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo (tra cui l’omicidio aggravato). Per Pang l’unica possibilità di ottenere uno sconto di pena pari a un terzo, sarebbe la riformulazione del capo d’accusa senza aggravante.

Ieri il gip ha convalidato il fermo e confermato la custodia cautelare in carcere: “Per la gravità di quanto descritto nell’interrogatorio, è un soggetto pericoloso. Su di lui gravi indizi di colpevolezza”.

Martedì davanti al giudice Savina Poli il 22enne ha confessato l’omicidio e ha detto che il movente, a differenza di quanto finora ipotizzato dagli investigatori, non sarebbe né la rapina né la volontà di appropriarsi della merce senza pagarla. “Sono entrato nel negozio per comprare quei 600 euro di vestiti, ma la carta continuava a non funzionare – ha ricostruito Pang al giudice Savina Poli -. Non volevo ucciderlo ma Fedeli, che fino ad allora è sempre stato molto gentile, mi ha aggredito. E io ho reagito. Ho preso lo sgabello e l’ho colpito alla testa. Più volte, ma non ricordo quante”. Il 22enne, stando al suo racconto, avrebbe dunque agito per difendersi.

L’interrogatorio davanti al gip è andato avanti per tre ore e mezzo. “Ha chiesto perdono per aver portato via questa vita – rivelano i suoi difensori, gli avvocati Remigio Sicilia e Lilia Ladi -. Si è scusato con la famiglia della vittima, con la sua e con tutta la città di Viterbo. Ci ha spiazzato e commosso. Ha chiarito molti aspetti importanti e ora abbiamo indagini difensive da fare, persone da ascoltare”. La difesa sarebbe anche pronta a chiedere la perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere di Pang.

In Italia da febbraio, il 22enne è stato rintracciato sabato mattina a Capodimonte e portato nel carcere di Mammagialla. Il giorno prima, intorno all’ora di pranzo e a pochi minuti dalla chiusura, era entrato nella jeanseria di Fedeli in via San Luca. C’era già stato il 30 aprile e il 2 maggio, quando i tentativi di pagare la merce erano andati a vuoto. “Ero sicuro che i soldi c’erano – ha affermato Pang durante l’interrogatorio -. Almeno mille euro, se non addirittura mille e duecento. Pochi giorni prima, infatti, avevo ricevuto un accredito di mille e 600, mille e 700 euro dai miei genitori”. I suoi avvocati sottolineano che “la Guardia di finanza sta continuano a indagare sulla sua disponibilità economica”.

La vittima era stata insospettita da quel giovane cliente che non parlava una parola d’italiano e che per più volte era entrato nella boutique senza riuscire a pagare i vestiti. Fedeli temeva una truffa e, allarmato, di nascosto aveva fotografato il 22enne con lo smartphone. “Lo sapevo, me ne ero accorto. Il 2 maggio – ha ricostruito Pang – il commerciante ha fatto finta di fotografare il negozio, ma ho sentito il rumore della camera. L’ho visto imbarazzo e ho capito che mi aveva immortalato”. Venerdì, dopo aver colpito il 74enne con lo sgabello, si è appropriato della merce, del portafoglio e del cellulare della vittima. Il telefonino è stato ritrovato in una stradina vicina a via San Luca. Il 22enne avrebbe provato a cancellare le foto che Fedeli gli aveva fatto, senza però riuscirci. Lo smartphone era protetto da un codice d’accesso e così se ne è disfatto. Quando gli investigatori hanno recuperato il cellulare, le immagini con il volto di Pang erano ancora al suo interno.


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