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Pm antimafia pestato dal boss, testimonia l’ex vicecomandante della penitenziaria

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Il boss della 'ndrangheta Domenico Gallico

Il boss della ‘ndrangheta Domenico Gallico

Viterbo – Pm antimafia pestato dal boss della ‘ndrangheta, al processo contro tre agenti testimonia l’ex vicecomandante della polizia penitenziaria del carcere di Mammagialla.

In aula, davanti al giudice Silvia Mattei, Antonia Canonico, oggi in servizio alla casa circondariale di Latina. 

La testimonianza è stata richiesta dall’avvocato Remigio Sicilia, difensore dei poliziotti Mauro Ferrara, Luigi Di Filippo e Felice Costabile, accusati di violata consegna e falso ideologico per l’aggressione a Mammagialla al procuratore antimafia Giovanni Musarò da parte del boss Domenico Gallico.

Gli imputati non avrebbero vigilato sull’incontro del 7 novembre 2012 tra il potente boss della Piana di Gioia Tauro e il procuratore Musarò, all’epoca a Reggio Calabria e attualmente in forza alla Dda di Roma, dove è titolare col pm Francesco Tucci dell’inchiesta sulla mafia viterbese.


Condannato a due anni e mezzo il boss

Per l’aggressione del 7 novembre 2012 al pm antimafia Giovanni Musarò, che riportò la frattura del naso nel carcere di Mammagialla, Domenico Gallico è stato condannato a due anni e mezzo dal giudice Rita Cialoni il 26 marzo 2014. Gallico a Mamamgialla, da dove è stato trasferito dopo l’aggressione, stava scontando al 41bis sette ergastoli per altrettanti omicidi, una condanna a 25 anni per un delitto commesso da minorenne e altre condanne per mafia e reati connessi.


La richiesta di sentire Antonia Canonico è stata accordata dal tribunale dopo che nella precedente udienza, lo scorso 17 aprile, l’ex direttrice Teresa Mascolo ha spiegato di avere saputo dell’aggressione mentre si trovava in un’altra ala del carcere assieme alla vicecomandante Canonico e di non sapere invece dove fosse il comandante del corpo di polizia penitenziaria Daniele Bologna.

Nessun giallo. “Il comandante Bologna era a Roma per un corso ed è arrivato successivamente”, ha spiegato l’ex vicecomandante, che nulla avrebbe saputo della richiesta di Musarò di due unità fisse all’interno della stanza riservata ai colloqui coi magistrati del reparto 41bis. 

“L’ho saputo nei giorni successivi dagli articoli di giornale. Ed era la prima volta che sentivo di una richiesta di integrare la vigilanza. Viterbo era la mia prima sede, da giugno 2012, per cui non avevo una grande esperienza. Ma non mi era mai successo e non è mai accaduto nemmeno successivamente che un magistrato facesse un’analoga richiesta”, ha sottolineato, rispondendo a una domanda ad hoc della pm Eliana Dolce. 

Lei, al momento dell’aggressione, era con la direttrice Mascolo nel reparto di media sicurezza. Ed era presente all’annotazione di servizio, quando sarebbero stati tutti sotto pressione per via del clamore a livello nazionale suscitato dall’accaduto. “Il personale era molto scosso, ci chiedevano relazioni immediate, aiutai anche io. Di Filippo raccontava e io scrivevo. Gli altri due, invece, hanno fatto le relazioni a mano”, ha detto il funzionario di polizia.

“Io non ho ricevuto alcuna comunicazione, non sapevo nemmeno che quel giorno sarebbe venuto il pm Musarò, gli interrogatori in carcere sono quotidiani. Solo dopo, ad aggressione avvenuta, ho saputo. Non ho ricevuto missive che mi avvisavano della richiesta che venisse scortato in stanza, la avrei girata al comandante Bologna e a chi gestiva il reparto operativo, dicendo di provvedere con scrupolo alle due unità”, aveva detto un mese fa l’ex direttrice Mascolo, escludendo che qualcosa potesse essere arrivato alla sua segreteria.

“Se è arrivato all’ufficio matricole, io non l’ho visto”, ha proseguito, dicendo di aver saputo solo adessoche ci sarebbe stata anche una richiesta telefonica. Ma, riguardo al fax giunto alle 8,49 del mattino stesso dell’interrogatorio e ricevuto da un agente, ha commentato: “Mi pare strano, perché quella persona non era né nella mia segreteria, né all’ufficio matricole”. 

La difesa, per chiarire il punto, avrebbe voluto riascoltare il poliziotto che ha ricevuto il fax, così come il primo agente entrato nella saletta colloqui dopo l’aggressione e l’addetto all’ufficio matricola. Il giudice Mattei,che si era riservata, ha però rigettato la richiesta, rinviando al prossimo 12 luglio per la discussione e la sentenza. 

Silvana Cortignani

 


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