Ronciglione – (sil. co.) – Giallo di Ronciglione, si saprà tra fine maggio e inizio giugno, se prima dell’estate scatteranno gli arresti per omicidio volontario, lesioni aggravate e omissione di soccorso di Andrea Landolfi Cudia.
Landolfi Cudia, romano, è il pugile e operatore sanitario trentenne tuttora indagato a piede libero, nonostante la richiesta della procura, per la morte della fidanzata Maria Sestina Arcuri, la parrucchiera 26enne d’origine calabrese con cui stava da qualche mese. La giovane, deceduta il giorno successivo, dopo un intervento chirurgico disperato, all’ospedale di Belcolle dove è giunta già priva di conoscenza, sarebbe precipitata la notte tra il 3 e il 4 febbraio, dopo una serata trascorsa al pub, dalle scale della casa di Ronciglione della nonna del giovane, dove la coppia stava trascorrendo il primo weekend di febbraio.
Il tribunale del riesame di Roma ha fissato per lunedì 27 maggio l’udienza in cui sarà discusso il ricorso presentato lo scorso 19 aprile dalla procura contro il rigetto da parte del gip Francesco Rigato del tribunale di Viterbo, il 15 aprile, della richiesta di arresto presentata dal pm Franco Pacifici.
Un rigetto che il giudice ha motivato in 65 pagine, escludendo la presenza di gravi indizi di colpevolezza e ritenendo attendibile la testimonianza della nonna, testimone chiave dell’accaduto. A fronte di quello definito invece come “un solido quadro accusatorio” dalla procura.
Il procuratore capo Paolo Auriemma e il sostituto Pacifici replicano con la perizia medico legale. Ma anche con le intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché i verbali delle sommarie informazioni fornite dai numerosi testimoni sentiti dagli investigatori.
La richiesta di arresto da parte degli inquirenti viterbesi risale al 15 marzo, poco più di un mese dopo il presunto delitto, in seguito alla relazione depositata dai professori Mauro Bacci e Massimo Lancia di Perugia, incaricati dell’autopsia sul corpo della vittima. Dopo un ulteriore mese la notizia del rigetto da parte del giudice delle indagini preliminari. Poi un altro mese e mezzo, prima dell’udienza davanti ai giudici del Riesame, che presumibilmente si riserveranno, prendendosi qualche giorno per la decisione, attesa dunque tra fine maggio e inizio giugno.
Secondo i medici legali, la ragazza di Nocara, venuta a Roma in cerca di fortuna dalla provincia di Cosenza, in seguito alla caduta, non sarebbe stata in grado di rimettersi in piedi e sarebbe entrata subito in uno stato soporoso da cui non si sarebbe mai ripresa. Secondo la versione del fidanzato, sarebbe scivolata dalle scale della mansarda della casa della nonna Mirella, battendo la testa sul caminetto in pietra del salone. Ma sia il giovane che la nonna avrebbero detto agli inquirenti che dopo la caduta la 26enne si sarebbe rialzata e sarebbe andata a letto.
I medici legali escluderebbero però che Maria Sestina sia rotolata dalle scale e che le lesioni al cranio siano derivate dall’urto con gradini e spigoli vivi. Ed escluderebbero anche il rotolamento con Landolfi Cudia, che ha spiegato così le ferite da lui stesso riportate. I medici legali scrivono di un corpo a caduta libera, anche se non ne precisano l’altezza, e parlano di uno stato soporoso in cui Maria Sestina sarebbe entrata subito e da cui non si è mai ripresa. Uno stato che non le avrebbe dunque permesso di essere lucida e di interloquire con alcuno, né con il fidanzato, né con sua nonna.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
