Viterbo – Se questo è San Pellegrino in fiore… l’edizione più lunga è stata anche la più povera, la più a secco d’idee, la più arida d’installazioni artistiche. Un deserto. C’è ben poco da annaffiare.
Dell’originale manifestazione, seminata tanti anni fa, si vede ben poco. Oggi è un enorme mercato florovivaistico.
Basta girare per il centro storico e rendersene conto. Di solito, col primo maggio si arriva al termine, stavolta è stata prolungata fino al 5, ma senza stand o punti vendita. Restano solo le installazioni. Dove?
Un alberetto a piazza san Lorenzo, piazza del Gesù vuota, qualcosa a piazza San Pellegrino e poco altro. Andati via vivaisti e fiorai (e meno male che c’erano) ecco quel che resta del fu San Pellegrino in Fiore.
Peccato. Un’iniziativa che si sta appassendo sotto gli occhi di tutti, ma tutti guardano altrove.
Ai visitatori. Che ci sono stati. E ci mancherebbe altro. Viterbo ha uno dei centri storici più belli. Da solo merita una visita. Ci metti quattro vasi, cinque piante colorate e lo hai trasformato. Così, però, si potrebbe fare tutto l’anno.
Ma che c’entra con il San Pellegrino in fiore che tutti ricordano? Solo erbaccia. Che ne è delle iniziative, la serata in notturna illuminata da candele, cosa è stato degli allestimenti, che ne è dell’idea di proporre ogni anno un percorso a tema? Ci fu un tentativo, anni fa. Poi, nulla. Troppa fatica? Certo, chiamare vivaisti a riempiere di vasi piazze e vie è più semplice.
Il comune non coltiva la manifestazione, ma la concima. Ovvero, mette solo i soldi. Quest’anno 61mila euro. Stessa cifra dello scorso anno, con in più l’allungamento al 5 maggio. Pare che 11mila siano stati concessi proprio per prolungare la manifestazione. A cosa sono serviti? E soprattutto, sono soldi ben spesi? Ognuno si faccia la propria idea.
Palazzo dei Priori ha onorato una convenzione in essere con l’ente autonomo che si occupa della seconda manifestazione in fatto d’importanza, dopo Santa Rosa. Bene, ma se i soldi servono a concedere spazi alla vendita di fiori, allora Arena e i suoi pensino a concedere contributi pure ai fiorai che abbelliscono il piazzale di fronte al cimitero di San Lazzaro. O a piazza dei Caduti. O chissà in quante altre parti della città.
Tanti anni fa, l’allora assessore alla Cultura Enrico Maria Contardo (Marini sindaco) provò a cambiare le cose, organizzò Viterbo in Fiore, non potendo utilizzare il nome, che non è di proprietà dell’amministrazione.
Il ragionamento era semplice. L’iniziativa è finanziata dal comune, il comune la organizza come crede. Si levò un coro di proteste. Sembrava una lesa maestà.
A distanza di tempo, Contardo, oggi vice sindaco, forse tutti i torti non li aveva.
Giuseppe Ferlicca




