Ronciglione – Giallo di Ronciglione, è il giorno dell’udienza davanti al tribunale del Riesame. Da una parte la procura, pronta a chiedere l’arresto di Andrea Landolfi Cudia dopo il rigetto della misura cautelare in carcere da parte del gip di Viterbo. Dall’altra, il 30enne indagato per omicidio e omissione di soccorso dopo la morte della fidanzata Maria Sestina Arcuri e il suo difensore. “Siamo tranquilli – afferma l’avvocato Luca Cococcia -. Abbiamo letto le carte, studiato gli atti, visto le riprese e ascoltato le intercettazioni. A mio giudizio, non ci sono elementi contro Landolfi. Anzi, sono a favore. E il quadro a favore del mio assistito è assolutamente chiaro. Anche in riferimento a quanto detto su quella notte dal figlio minorenne di Landolfi”.
Secondo Chi l’ha visto?, il piccolo, di soli 5 anni, “ascoltato alla presenza di una psicologa, ha detto di aver visto il padre gettare Sestina dalle scale”. Per l’avvocato Cococcia, invece, “il bambino ha affermato di aver visto il padre e Sestina cadere insieme dalle scale”.
Il 30enne ha sempre sostenuto che la fidanzata di 26 anni, intorno alle 2 della notte tra il 3 e il 4 febbraio, sia scivolata insieme a lui dalle scale che portano alla mansarda della casa di sua nonna. In via Papirio Serangeli a Ronciglione, dove stavano trascorrendo il fine settimana. Una caduta accidentale, secondo Landolfi, dopo la quale Sestina avrebbe sbattuto la testa sul caminetto in pietra del salone. Stando sempre alla versione del ragazzo, la 26enne si sarebbe poi alzata andando a dormire. Ma all’alba il 30enne chiama il 118 perché la fidanzata perde sangue da naso e orecchie ed è in uno stato di incoscienza. Eppure per i medici legali Mauro Bacci e Massimo Lancia “non c’è alcuna compatibilità tra le lesioni riscontrate sul corpo di Sestina e un rotolamento sui gradini della scale”: parlano di una “caduta libera in accelerazione dall’alto verso il basso e di un impatto con una superficie liscia e piana”. Con i risultati dell’autopsia in mano, il pm Franco Pacifici il 15 marzo chiede l’arresto in carcere per Landolfi. Un mese dopo, però, il gip Francesco Rigato la rigetta. Ma il pubblico ministero, convinto dell’impianto accusatorio, il 19 aprile si appella al tribunale del Riesame di Roma. E oggi verrà celebrata l’udienza.
“Chiederemo – anticipa l’avvocato Cococcia – il rigetto di qualsiasi misura cautelare, condividendo la scelta del giudice per le indagini preliminari di non applicare l’arresto richiesto dalla procura. Ma alle motivazioni già avanzate dal gip ne aggiungeremo altre. Per il giudice mancano la colpevolezza, il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. Per il gip nei confronti di Landolfi non ci sono indizi gravi, precisi e concordanti. E, spingendosi oltre, afferma che si sia trattato di un incidente, come il mio assistito ha sempre sostenuto”.
La procura di Viterbo ha chiesto l’arresto del 30enne solo per l’accusa di omicidio, non per quella di lesioni aggravate nei confronti della nonna 80enne Mirella Iezzi. “Delle lesioni – conclude l’avvocato Cococcia – ce ne occuperemo in un secondo momento e chiariremo dove e come la signora si è fatta male”.
Per gli inquirenti, Landolfi, subito dopo la caduta dalla scala che è costata la vita a Sestina, avrebbe colpito la nonna incrinandole tre costole. L’80enne, dopo le 2, sarebbe uscita di casa, da sola e sconvolta, e si sarebbe recata al pronto soccorso di Ronciglione. Al presidio medico, non potendo fare molto per lei, le avrebbero detto di rivolgersi a un vero ospedale. La donna avrebbe allora chiamato una figlia, e sarebbe stato il genero che è andata a recuperarla alle 3 di notte mentre vagava per le vie del centro. La mattina dopo sarebbe poi stata accompagnata al San Filippo Neri.
Sentito da Chi l’ha visto? il genero di nonna Mirella ha racconta: “Quando è salita in auto mi ha detto che si sentiva male perché due, tre giorni prima era caduta mentre tornava con la spesa e aveva sbattuto il fianco a una ringhiera. La sera della caduta dalle scale di Sestina con Andrea lei è corsa per tirare su Sestina, e Andrea, per spostarla, le ha toccato proprio la parte che le faceva male. Per spostarla, le ha dato una botta col dorso della mano nella parte che le faceva male e ha acuito il dolore. Non un colpo voluto, ma come se l’avesse spostata violen… No violentemente, ma bruscamente”.
Multimedia: Fotocronaca: Il sopralluogo dei Ris – I Ris di nuovo nella casa della tragedia – I Ris nella casa della tragedia – Video1 – Video2
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


