Viterbo – Gli anarchici davanti al carcere.
Ieri pomeriggio, di fronte a “Mammagialla”, ci sono andati davvero. Una decina in tutto. “Solidali con i detenuti e le loro famiglie”, come ha detto Michela Deidda dell’associazione Matricola che, assieme ad Acad, Antigone e collettivo Amici e amiche di Eneas hanno organizzato il presidio.
“Ci battiamo per far venire alla luce – sottolinea un altro militante, Leonardo Baiocco – per far venire alla luce la condizione di vita di chi sta in carcere. A difesa dei diritti umani. Un argomento su cui non possiamo permetterci di abbassare la guardia”
Viterbo – Il presidio anarchico
A monte, e a valle, polizia e carabinieri. In campo anche il capo della digos, Fabio Zampaglione.
Tema della manifestazione, la condizione carceraria. Quella di chi si trova dentro la casa circondariale di Viterbo. Finita sulle cronache nazionali dopo le lettere di alcuni detenuti dove si accusa la polizia penitenziaria di maltrattamenti ai loro danni. “Torture”, come le hanno definite i manifestanti davanti alle mura del carcere ieri pomeriggio.
Multimedia – Fotogallery: Il presidio davanti al carcere di Mammagialla – Video: La manifestazione di solidarietà con i detenuti
“Abbiamo deciso di fare questo presidio – spiega Deidda – dopo aver letto le lettere che i detenuti hanno inviato ad Antigone pubblicate poi sulla stampa. In queste lettere si parla di vera e propria tortura”.
Viterbo – Il presidio anarchico
Da una parte i manifestanti. A destra e sinistra le forze dell’ordine. Dall’altra, quella del muro, chi sta in carcere, che si affaccia alle finestre dell’istituto. Allunga le mani e saluta. Una quindicina, che si alternano fra di loro. Come non si vedeva più fare. Almeno da quarant’anni fa. Anche a Viterbo, che nel 1975 fu al centro di una grossa rivolta carceraria. Quando il carcere stava a Santa Maria in Gradi, dove ora c’è invece l’università degli studi, e non in aperta campagna, lungo la Teverina, dove sta adesso.
Viterbo – Michela Deidda
Chi manifesta canta. Da Fabrizio De André ai 99 Posse. Nel repertorio pure Ivan Graziani. “La mia banda suona il rock”. Lungo strada Mammagialla. Slogan e appelli ai detenuti.
Le sigle in campo sono diverse e di diversa provenienza. Riconducibili al mondo anarchico e dei centri sociali romani così come ad Antigone, l’associazione che da anni si batte per i diritti dei detenuti. Una vicenda, quella del carcere viterbese, che ha visto inoltre alcuni suicidi nel giro di poco tempo.
“Il carcere Mammagialla è un carcere punitivo – prosegue Michela Deidda – dove si arriva a seguito di misure disciplinari, è molto difficile essere ritrasferiti e spesso le persone che sono qui non sono neanche del territorio. Quindi anche per i familiari diventa ancor più doloroso e difficile. Per questo e tante altre ragioni, siamo qui. Solidali con i detenuti e le loro famiglie”.
Viterbo – Il presidio anarchico
Nelle settimane scorse, in piazza ci sono stati anche i sindacati di polizia penitenziaria. Per denunciare la condizione lavorativa dei poliziotti e chiedere maggiore attenzione da parte delle istituzioni.
Viterbo – Il presidio anarchico
Una manifestazione pacifica e un soggetto politico del tutto nuovo che si affaccia in città. Anarchici, ma lontani dai gruppi che militavano a Viterbo una volta. Soprattutto il gruppo davanti al carcere ieri pomeriggio. “Far sentire la propria voce – dice uno di loro -. Riaprire un dialogo con le realtà oppresse”. L’organizzazione territoriale è ancora lontana. Il grosso dei manifestanti veniva da Roma. L’universo anarchico viterbese, un tempo radicato, è ancora molto frastagliato. Ad esempio, diversi militanti, che, sempre sull’argomento carcere, hanno preso parte alla manifestazione davanti al Palazzo di giustizia qualche settimana fa, ieri non c’erano.
Viterbo – Leonardo Baiocco
“L’iniziativa di oggi pomeriggio – chiude Leonardo Baiocco – parte dalla voglia di protestare contro quello che sta succedendo dentro questo carcere. Dove in un anno ci sono stati tre suicidi. E due erano ragazzi ventenni”.
Daniele Camilli





