Tarquinia – “Per un centro sinistra unito serviva discontinuità. E nel Pd non c’è stata”.
Parole di Piero Rosati che, per Areasx, ha tenuto l’8 maggio una conferenza stampa con il candidato sindaco Maurizio Sandro Conversini nella sede di via Giuseppe Garibaldi.
Tanti i temi toccati. Parte dalle alleanze.
“Noi non abbiamo fatto nessun accordo per un possibile ballottaggio – afferma -. Non cerchiamo le poltrone. Il nostro unico interesse è il bene comune della città. Conversini è il solo che possa garantirlo. Ci dispiace che M5s e Pd abbiano avuto un atteggiamento ingeneroso nei suoi confronti”.
Tocca il tema della Talete. “La società non funziona – dice Rosati, ribandendo il concetto espresso da Conversini durante la presentazione delle liste -. Ci sono disservizi, sono aumentate le tariffe e cresciuti i disagi. Ha fatto bene il commissario prefettizio a chiedere la messa in mora per i debiti pregressi. Uscire dalla Talete? Comporterebbe un forte atto di responsabilità.
Ma se servisse a migliorare il servizio, saremmo pronti a farlo”. Sul fatto che fosse segretario del Pd, all’epoca dell’ingresso del comune di Tarquinia in Talete, definisce quella scelta “come imposta dall’alto dalla giunta e, più che discutere se fosse giusta o sbagliata, si doveva considerare come entrare e cosa pretendere dalla società”.
In merito al programma per la città. “Oggi più che mai, la campagna elettorale si gioca su una visione e un progetto – sottolinea -. Su questo i cittadini devono scegliere. Noi proponiamo, attraverso lo studio del Prg e del territorio, il parco archeologico. Condividiamo l’appello di tutelare il fiume Marta, continuando sulla strada aperta dall’ex sindaco Mencarini con il contratto di fiume. Noi pensiamo che bisogna salvaguardare quello che c’è, migliorandolo”.
Rosati risponde alle domande sul Partito democratico. “Da parte nostra c’è stato il tentativo di far ragionare le forze del centro sinistra per creare un percorso unitario – dichiara -. La moda tutta tarquiniese di trovare il candidato sindaco su cui costruire le alleanze non può funzionare a sinistra. Purtroppo il Pd si è presentato con il suo candidato sindaco.
Non era solo il nostro pensiero ma anche quello delle componenti di centro. Il nome di Conversini pensavamo potesse essere l’elemento che riaprisse la discussione, per far fare un passo indietro e trovare una figura condivisa per lavorare su un progetto complessivo per Tarquinia. Serviva discontinuità. E non è Sandro Celli. Secondo noi le elezioni del 2017 hanno dato un segnale chiaro. L’amministrazione, in quell’occasione, dopo dieni anni è stata sconfitta pesantemente. Quel ciclo è chiuso. Occorreva aprire un laboratorio politico nuovo per dare un segnale diverso”.
La parola passa poi a Conversini, cui viene chiesto di spiegare la dichiarazione a favore di Celli in un comunicato inviato alla stampa pochi giorni prima della propria candidatura.
“Insieme a Sandro Vallesi e Maurizio Brunori iniziammo subito gli incontri con il Pd per ricompattare tutte le forze del centro sinistra, chiedendo discontinuità con il passato e le posizioni politiche del passato. Tutti quelli che avevamo amministrato dovevano fare un passo indietro. Sembrava che tutto andasse bene. Poi una sera il Pd ci chiama per dirci che il candidato lo avevano. Nel frattempo uscì un articolo di Mauro Mazzola su Alessandro Giulivi. Mi vennero a trovare a casa per donarmi un vecchio stemma di marmo dell’ex sezione del Pci, chiedendomi di rispondere a Mazzola e un parere su Celli, che per me era una persona spendibile”.
L’ex sindaco ribadisce che tutte le forze del centro sinistra erano pronte a unirsi attorno a un nome sopra le parti.
“Noi avevamo una serie di candidature, uomini e donne – aggiunge -. Appena ci avrebbero detto che erano d’accordo, saremmo andati a contattare la figura più eminente. Parlando con i dirigenti del Pd gli abbiamo proposto anche candidati del partito estranei alla vecchia amministrazione, come Alessandro Dinelli, che sarebbe stato disposto solo alla condizione che Celli gli dicesse di persona che era pronto a un passo indietro”.
Daniele Aiello Belardinelli


