Viterbo – Anna Beniamino non mangia da diciannove giorni. Come lei anche Silvia Ruggeri.
Sono detenute al carcere dell’Aquila. Un carcere duro, dove la maggior parte dei detenuti è in regime di 41bis. Loro, militanti anarchiche, Beniamino arrestata nel Viterbese, si trovano nella sezione Alta sicurezza 2 femminile.
Un “41bis ammorbidito”, lo hanno definito in una lettera scritta a quattro mani e letta da Silvia Ruggeri alla prima udienza del processo per l’asilo di Torino occupato per 24 anni dagli anarchici. “Ci troviamo da quasi due mesi rinchiuse nella sezione AS2 femminile de L’Aquila – riporta Anarhija, sito d’informazione dedicato alle formazioni anarchiche -. Ormai sono note, qui e fuori, le condizioni detentive frutto di un regolamento in odore di 41bis ammorbidito. Siamo convinte che nessun miglioramento possa e voglia essere richiesto, non solo per questioni oggettive e strutturali della sezione gialla (ex-41bis): l’intero carcere è destinato quasi esclusivamente al regime 41bis, per cui allargare di un poco le maglie del regolamento di sezione ci pare di cattivo gusto e impraticabile”.
La lettera continua, allargando la riflessione a chi, come loro, sta affrontando processi da dietro le sbarre. “Non possiamo non pensare a quante e quanti si battono da anni accumulando rapporti e processi penali. A questo si aggiunge il maldestro tentativo del Dap (Dipartimento di amministrazione penitenziaria) di far quadrare i conti istituendo una sezione mista anarco-islamica, che si è concretizzato in un ulteriore divieto di incontro nella sezione stessa, con un isolamento che perdura. Esistono condizioni di carcerazione, comune o speciale, ancora peggiori di quelle aquilane. Questo non è un buon motivo per non opporci a ciò che impongono qui. Noi – concludono – di questo pane non ne mangeremo più: il 29 maggio iniziamo uno sciopero della fame chiedendo il trasferimento da questo carcere e la chiusura di questa sezione infame”.
Uno sciopero che è diventato corale, perché all’iniziativa dell’anarchica arrestata nella Tuscia si sono uniti parecchi militanti rinchiusi in varie carceri italiane, tra cui il compagno di Anna, Alfredo Cospito, detenuto a Ferrara per aver gambizzato l’imprenditore Roberto Adinolfi. “Non hanno intenzione di mollare fin quando non smetteranno le compagne”, si legge, ancora, su Anarhija. “La situazione comincia a essere seria”. Ma la solidarietà è stata espressa anche in altre forme di protesta: a Foligno gli anarchici hanno danneggiato cinque auto di Poste italiane, gomme tagliate e polvere nei serbatoi. Pneumatici bruciati a Torino, con sull’asfalto la scritta: “Anna e Silvia libere”, mentre a Trento, il 29 maggio, sono state bloccate le vie del centro con filo spinato e cavi d’acciaio.
La direttrice del carcere dell’Aquila Barbara Lenzini ha avuto un primo incontro con le due militanti: ha assicurato – sempre secondo fonti vicine agli anarchici – che proverà a fare pressioni al Dap per un loro trasferimento. Mercoledì le incontrerà di nuovo.
Anna Beniamino, 46 anni, è stata fermata dalla Digos a Soriano nel Cimino l’anno scorso, nell’ambito dell’operazione “Scripta Manent”. Titolare di un negozio di tatuaggi a Torino, è tra i fondatori della Federazione anarchica informale.
La sera del 6 settembre 2018, quando la polizia ha eseguito l’arresto, Anna si trovava a casa di Stefano del Moro e Claudia Cospito, indagati per l’appartenenza alla stessa associazione. Sono il cognato e la sorella di Alfredo Cospito, il suo compagno.
Insieme a lei e Cospito sono state arrestate, in tutta Italia, altre cinque persone in “Scripta Manent”. Otto gli indagati in totale. A tutti è contestato il reato di associazione finalizzata al terrorismo, per una serie di pacchi bomba, plichi incendiari, opuscoli e attentati, tra cui quello del 5 marzo 2007 nella zona pedonale del quartiere Crocetta di Torino. Tre bombe esplosero accanto a dei cassonetti. Un altro attentato, attribuito sempre alla coppia Cospito-Beniamino, è quello del 24 ottobre 2005 ai carabinieri del Ris di Parma. Un terzo risale al 2 novembre 2005, all’ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati.
Il processo di primo grado, nell’aula bunker di Torino, si è chiuso ad aprile, con cinque condanne e diciotto assoluzioni. La corte d’assise, presieduta dal giudice Alessandra Salvadori, ha condannato Anna Beniamino a 17 anni, il suo compagno Alfredo Cospito a 20 anni, Nicola Gai a 9 anni, Marco Bisesti, a 5 anni, Alessandro Mercogliano a 5 anni. Assolti tutti gli altri. La procura aveva chiesto in tutto oltre 200 anni di condanne. I giudici hanno ridimensionato le accuse associative, per fatti già ritenuti giudicati in altri processi. Cancellata, inoltre, l’accusa di istigazione a delinquere legata alla propaganda su giornali e siti web.

