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Biodiversità, Findus avvia studio con l’Unitus

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Viterbo - Università della Tuscia - Santa Maria in Gradi

Viterbo – Università della Tuscia – Santa Maria in Gradi

Viterbo – Biodiversità, Findus avvia studio con l’Università della Tuscia.

Biodiversità sempre più a rischio: è questo l’allarme lanciato nelle sorse settimane da Parigi dall’organismo Onu sulla biodiversità invitando a misure di urgenza per arginare la perdita di biodiversità vegetale e animale. Per arginare serve impegno, quello di tutti, aziende comprese.

E’ così che Findus ha avviato uno studio con l’Università degli Studi della Tuscia per stilare un protocollo di linee guida per conservare e migliorare la biodiversità nelle proprie aziende agricole, che sono circa 700 su tutto il territorio nazionale.

L’iniziativa si inserisce nella cosiddetta terza missione dell’università e metterà in campo esperti ambientali dell’ateneo per dare suggerimenti e collaborazione alle aziende nel crescere.

Lo studio infatti rientra anche nell’impegno che l’azienda porta avanti da tempo, come dimostra l’adesione alla Sustainable Agricolture Initiative Platform, la principale iniziativa internazionale in materia di agricoltura sostenibile, che porterà entro l’anno ad avere il 90% dei vegetali da agricoltura sostenibile.

Inoltre, ha spiegato Renato Roca, direttore Marketing Findus che: “entro i prossimi sei anni tutti i nostri prodotti ittici e i nostri vegetali saranno approvvigionati in modo responsabile e stiamo mettendo in atto una serie di operazioni che ci porteranno a ridurre le emissioni di CO2”.

Lo studio durerà cinque mesi e ha l’obiettivo di valutare e monitorare la biodiversità di tre aree dove è maggiore il numero di aziende agricole che lavorano con Findus, sette in particolare selezionate perché sono rappresentative di variabilità ambientale e degli organismi bioindicatori, utili a stabilire degli standard validi da applicare in altre aziende della stessa zona.

Qui sono state installate 12 stazioni di monitoraggio, rilevata la vegetazione di interesse e identificata la fauna presente. Il gruppo di lavoro sta procedendo con lo studio dei territori dove sorgono i campi per mettere in evidenza tutti quegli elementi utili a stabilire il livello di biodiversità.

“Studiare la biodiversità – spiega Stefano Speranza, referente scientifico del Progetto del dipartimento Dafne, sono elementi positivi – vuol dire partire dall’osservazione dell’ambiente circostante: la presenza di radure incolte, bordi fioriti o boschetti sono segnali positivi. Lo stesso vale per gli insetti che ci aiutano a capire il livello e cioè la presenza, ad esempio di particolari lepidotteri oimenotteri, così come coleotteri carabidi o collemboli, è un punto a favore della biodiversità ambientale”.

La fase finale dello studio, che si concluderà nel corso dell’estate, vedrà l’identificazione dei campioni raccolti e la relativa analisi statistica dei dati, lo studio dei quali sarà volto alla stesura di linee guida utili per tutte le aziende.


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