Viterbo – Bollette non pagate, scattano i controlli e i distacchi. Talete dichiara guerra ai morosi.
La società idrica vive solo degli introiti da parte degli utenti, ma negli anni le somme non pagate hanno raggiunto cifre consistenti.
“Oltre 10 milioni di euro – spiega Giuseppe Fraticelli, del cda Talete – non appena il nuovo consiglio d’amministrazione si è insediato ha subito preso atto di un livello di morosità inaccettabile”.
Per questo è stata predisposta un’organizzazione, una task force che si dedicherà a venti comuni in particolare. Il lavoro è iniziato nei primi dieci, per recuperare il dovuto.
Chi non ha pagato, non si è messo in regola, rischia il distacco. Non si tratta di bollette di poche decine di euro, Non mira a questo l’operazione messa in campo da Talete.
“Non sono i venti euro non pagati che andiamo a colpire – spiega Fraticelli – la strategia operativa, anzi, è quella di tutelare le fasce deboli, le persone sole. Non verranno mai toccate.
Vogliamo intervenire su situazioni che ormai da troppo tempo si stanno trascinando”.
Con conseguenze facili da immaginare sui conti della società. Talete nei giorni scorsi ha avvertito con una lettera i comuni dove sarebbe scattata la campagna straordinaria di recupero coattivo dei crediti da parte di utenti morosi.
“Le operazioni di distacco – spiegano dalla società – sono state precedute da preavviso sotto diverse forme di comunicazione, sia in bolletta che con solleciti formali. Il pagamento eviterà il distacco del contatore”.
Chi subisce il distacco, mettendosi in regola si vedrà riattivare il flusso idrico entro 48 ore dal pagamento. Chi non ha le bollette può richiedere copia, ma in ogni caso il personale Talete non può riscuotere le somme.
Talete con questa campagna prova a rimettere ordine ai conti, dal momento che, come è riportato nella lettera, il prestito richiesto ad Arera non arriverà in tempi brevi: “non sembra concretizzarsi – scrive il direttore generale Alessandro Fiaschetti – in tempi compatibili con la necessità di provvedere ai pagamenti dei fornitori”.
La cifra che supera i dieci milioni si è accumulata nel tempo, dal 2006 al 2018, nonostante i tentativi di recupero coattivo messi in atto.
“Il recupero delle somme dovute da utenti morosi – riporta la lettera – è un dovere del gestore anche indipendentemente dalle impellenti necessità finanziarie, in quanto i comportamento di utenti morosi si riflette con aumenti sulla tariffa che vanno a diretto ulteriore danno soltanto degli utenti che correttamente pagano il servizio del quale usufruiscono”.
