![]() Tuscania – Omicidio Angelo Gianlorenzo – Aldo Sassara sul motorino mentre torna dalla campagna – Per gli inquirenti indossa una canottiera – Ore 11.15, km 10+700 della Martana (Marta) |
Tuscania – Al via davanti alla corte d’assise presieduta dalla presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli, il processo ad Aldo Sassara. L’uomo, 77 anni, è accusato dell’omicidio volontario del cognato Angelo Gianlorenzo, l’agricoltore di 83 anni barbaramente ucciso nelle campagne di Tuscania, in località San Savino, il 14 agosto 2016.
Fin dal principio, l’anziano è stato l’unico indagato per il delitto, a causa di vecchi dissapori per motivi economici e per un litigio esplodo tra i due, appena una decina di giorni prima, proprio sul luogo dove è avvenuto l’assassinio. Il pm Massimiliano Siddi chiese a suo tempo sia il fermo che l’arresto del presunto killer, ma il gip ha rigettato entrambi.
Per Sassara, rimasto indagato a piede libero, è finita con un processo indiziario, per ammissione della stessa procura. “Questo non vuol dire che sia senza elementi. Gli elementi ci sono, non è un processo sul nulla, la stragrande maggioranza dei processi per omicidio sono indiziari. Quando il gip rigettò, ad esempio non avevamo ancora il video che dimostra attraverso i suoi spostamenti che era sulla scena del crimine”, ha sottolineato il sostituto Siddi ai sei giurati popolari, alla presidente Covelli e al giudice a latere Silvia Mattei.
Ha quindi chiesto la trascrizione delle intercettazioni, secondo lui fortemente incriminanti, captate sulla macchina di Sassara che, solo alla guida, si sarebbe lasciato andare in un soliloquio in cui avrebbe sostanzialmente confessato di essere l’autore del delitto. Il tribunale scioglierà la riserva a luglio.
L’imputato è difeso dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Danilo Scalabrelli. Tre le parti civli. La vedova Impera Sassara, moglie della vittima e sorella dell’imputato, difesa dall’avvocato Corrado Cocchi. Il figlio Mario, assistito da Giovanni Bartoletti. La figlia Eliana, con il legale Luca Bergamini. Questi ultimi due nipoti di primo grado di Sassara.
Ieri è stata la giornata dell’ammissione delle prove, dopo di che la corte d’assise ha calendarizzato le prossime sette udienze. Si torna in aula il 15 luglio per sciogliere la riserva sulle intercettazioni e i primi testimoni dell’accusa. Il 16 settembre saranno sentiti i consulenti delle parti: il medico legale Maria Rosaria Aromatario per la procura e il perito Fabio Ricci per la difesa. Poi avanti il 14 ottobre, il 28 ottobre, l’11 novembre, il 25 novembre e il 16 dicembre.
“L’imputato ha un cancro allo stadio terminale”
L’imputato, che era regolarmente in aula, dovrebbe essere sentito l’11 novembre.
“Il mio assistito ha il cancro ed è allo stadio terminale. Ma vuole essere presente al processo per difendersi. Oggi ha rinviato la terapia chemio e radio per venire in aula”, ha sottolineato l’avvocato Mazzatosta, chiedendo che le udienze successive potessero tenersi dopo le 10,30, ma il pm Siddi chiede la certificazione medica.
“Il soliloquio intercettato in macchina sono solo sproloqui, è una persona incapace di fare del male a una mosca”, ha aggiunto Scalabrelli.
“Incastrato dalle telecamere della videosorveglianza”
Per le parti civili e il sostituto procuratore tra gli indizi più pesanti c’è il video che raccoglie i filmati delle telecamere che, a differenza di quanto detto dall’indagato e dai familiari, accusati da Siddi di “depistaggio”, riprendono Sassara il 14 agosto 2016 a bordo dell’Ape e del suo scooter bianco in orari compatibili con l’uccisione del cognato e vestito in modo diverso. Secondo l’accusa si sarebbe cambiato i vestiti sporchi del sangue della vittima. Così come per la perizia sulle telefonate, anche relativamente all’acquisizione del video, il tribunale per ora si è riservato.
“Chi altri avrebbe lasciato la dentiera, le scarpe e 60 euro a terra vicino al cadavere?”
Se lo chiede l’avvocato Bartoletti, che assiste il figlio Mario, il quale a suo tempo fece anche appello a “Chi l’ha visto?”. “Vicino al corpo martoriato di Angelo Gianlorenzo, ammazzato in modo efferato, sono stati lasciati tre oggetti: la dentiera, le scarpe e la somma di 60 euro. Guarda caso, dieci giorni prima, la vittima e l’imputato avevano litigato per una multa contestata, il cui importo era di 60 euro”.
Silvana Cortignani




