Viterbo – A sentire don Giosy Cento, dall’altare di Santa Maria della Grotticella, tra la vita e un sacerdozio non c’è differenza. “Io mi sono innamorato. Mi sono donato. Ho lottato come tutti. E come tutti mi chiedo se sono all’altezza di questo mio ruolo”.
Ieri, la messa per celebrare i suoi cinquant’anni con indosso l’abito talare. “Cinquant’anni a portare a tutti la parola di Dio, più un aiuto a chiunque potesse servire”, ha detto don Pino Curre, prendendo la parola prima di lui. Stavolta a chiedere aiuto è la casa famiglia “Il volo” di San Lorenzo Nuovo: un centro sportivo che, da un anno e mezzo, ha aperto le porte a 35 ragazzi, normodotati e diversamente abili. L’associazione sta raccogliendo fondi per completare il piano superiore della struttura, che ospiterà appartamenti per i ragazzi.
Al “Volo” andrà il ricavato del libro “Il rumore del silenzio”, scritto da Marta Spigaglia, sorella maggiore di un ragazzo disabile: lo si potrà acquistare alla sede dell’associazione, in via Abate Sperandini a San Lorenzo Nuovo. Devolute al “Volo” anche le donazioni del concerto di don Giosy di ieri sera, che l’ha visto esibirsi in alcuni dei suoi più grandi successi. Una discografia sterminata: 39 album, 900 brani, all’attivo più di 3600 concerti. “Chi canta prega due volte e lui canta da una vita”, ha detto don Pino, ricordando il celebre adagio di Sant’Agostino.
Quello del suo cinquantesimo anno di sacerdozio è stato un anno di riflessione. “Ho pensato alla mia vita di prete – ha detto don Giosy – quella di un uomo che si è innamorato di Dio. Qualcuno mi ha aiutato ad accorgermene da bambino, altri nella giovinezza. Comunque è necessario innamorarsi: è necessario perdere la testa, perché non si sceglie di essere sacerdoti o genitori se non si perde un po’ la testa”. Faceva la terza media quando ha capito che direzione stava prendendo la sua vita, contro un padre che non ne voleva sapere: “Mi disse: ‘È il dispetto più grande che puoi farmi’. Per fortuna voi madri ci sapete sempre fare…”. Le signore, sedute tra i banchi, sorridono.
A 23 anni viene consacrato prete. Nel ’71 inizia a comporre canzoni per la chiesa. “Non l’ho chiesto io: è stato qualcuno che mi ha portato qui e poi a toccare con la musica e la Parola i cinque continenti. Tante lotte e tanti dubbi, ma quando ci si dona si diventa una forza, in questa vita che è come un romanzo e che è tanto bella ma non è mai facile”.
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