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“Fiorito disse anche a me che Battistoni aveva un’amante”

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Franco Fiorito

Franco Fiorito

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Viterbo – Tra il 12 e il 13 settembre 2012, Fiorito sarebbe schizzato qua e là per Roma, con almeno una decina di plichi contenenti le presunte fatture gonfiate dei suoi colleghi consiglieri regionali del Pdl, da consegnare alla stampa capitolina che conta perché avessero massima diffusione.

Sempre accompagnato dai suoi autisti, due in forza alla Regione Lazio e un altro promosso sul campo segretario personale, pronti a portare ovunque volesse andare Franco “er Batman” Fiorito. Sarebbe stato proprio l’ex autista-segretario-factotum, nel secondo giorno di peregrinazioni, a portare in zona Portuense il plico poi recapitato da un collega viterbese a Paolo Gianlorenzo.

Nella due giorni più calda dello scandalo “Rimborsopoli”, sfociato nelle dimissioni in blocco della giunta governata da Renata Polverini, Fiorito avrebbe girato come una trottola per la capitale a fare fotocopie e consegnare documenti ai giornalisti. Tra i quali il “dossier Battistoni”, pubblicato con un giorno di ritardo rispetto all’esplosione della “bomba” anche dal cronista viterbese Gianlorenzo, finito a processo per diffamazione assieme allo stesso ex capogruppo regionale del centrodestra (accusato anche di calunnia) quando si è scoperto che le fatture non erano gonfiate, ma tarocche. 

Il processo a Gianlorenzo e Fiorito, difesi da Carlo Taormina, Fausto Barili e Franco Taurchini, è ripreso ieri davanti al giudice Giacomo Autizi del tribunale di Viterbo. Parte civile con l’avvocato Enrico Valentini l’attuale senatore Francesco Battistoni, all’epoca consigliere regionale nella corrente opposta all’interno del partito. E con lui la segretaria, della quale Gianlorenzo scrisse  facendo allusione al fatto che fosse l’amante. 

“Fiorito lo disse anche a me che la segretaria era l’amante di Battistoni, mostrandomi una fattura relativa alla prenotazione di una camera matrimoniale a Torino, in occasione del Salone del gusto 2010, alludendo al fatto che non era un viaggio di lavoro, ma di coppia”, ha rivelato ieri in aula il giornalista di Repubblica Mauro Favale, sentito come testimone, che il 12 settembre 2012 avrebbe voluto intervistare Fiorito come indagato e invece si vide consegnare un “controdossier”.

“Era in atto una faida nel gruppo Pdl alla Regione Lazio, Fiorito rispondeva alle critiche con un ‘controdossier’, dicendo che da tesoriere aveva dovuto firmare fatture per altri colleghi consiglieri del gruppo”, ha spiegato Favale, al quale avrebbe anche detto di non potergli consegnare un altro incarto, contenuto in una cartellina rosa, all’interno del quale, secondo l’accusa, si sarebbe trovato il “dossier Battistoni” pubblicato da Gianlorenzo.

“Di Francesco Battistoni mi fece vedere la fattura della prenotazione della camera doppia, mi disse che era per lui e la segretaria, ma che la segretaria in realtà era l’amante… cosa che io non ho riportato nell’articolo del giorno successivo, in quanto la ritenevo una questione semmai da approfondire col diretto interessato e solo relativamente al fatto se il viaggio a Torino fosse o meno di lavoro, non certo se fosse con l’amante, cosa in ogni caso privata, per la quale non avevo alcun interesse professionale”, ha concluso il giornalista di Repubblica. 

In aula anche i due autisti del consiglio regionale del Lazio che il 12 e il 13 settembre di sette anni erano al servizio di Fiorito.

Il 12 settembre, uscito alle 15 da casa, Fiorito si sarebbe recato presso gli uffici dell’onorevole Vincenzo Piso in piazza san Silvestro, poi sarebbe tornato a casa uscendo di nuovo per andare a fare in una copisteria di viale Liegi quattro fotocopie di un plico, quindi si è fatto potare a piazza Venezia dove ha consegnato la prima cartellina, poi all’Agi sulla Cristoforo Colombo dove ha consegnato la seconda, quindi presso la sede del Messaggero in via del Tritone con la terza, spedendo l’autista di nuovo in piazza San Silvestro a consegnare la quarta. 

Anche il 13 settembre Fiorito si è fatto prelevare a casa alle 15, uscendo con 4-5 plichi, secondo i testimoni, e facendosi portare al bar di piazza Euclide dove aveva appuntamento con due giornaliste cui avrebbe consegnato un’altra cartellina. Avrebbe invece spedito a bordo della sua Smart bianca l’autista-segretario-factotum in zona Portuense a consegnarne un’altra, che sarebbe quella recapitata al giornalista incaricato da Paolo Gianlorenzo. Dopo l’intervista al bar Euclide, infine, Fiorito si sarebbe fatto portare presso la sede del partito in via dell’Umiltà, dove si sarebbe trattenuto fino a circa le 21. 

Il processo riprenderà il prossimo 12 settembre, a sette anni esatti dai fatti, quando, salvo imprevisti, saranno sentiti gli ultimi testimoni dell’accusa. 

Silvana Cortignani

 

 

 


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