Viterbo – Fiumi di cocaina tra Vetralla e Viterbo, a processo Ismail Rebeshi e Sokol Dervishi.
Il presunto boss della mafia viterbese e il suo braccio destro, ai vertici del sodalizio criminale italo-albanese sgominato con gli arresti del 25 gennaio, sono tra i quindici imputati del maxiprocesso al centro del quale c’è un presunto giro di spaccio che avrebbe utilizzato come pusher ragazzi ventenni.
Otto imputati sono italiani, giovanissimi, quasi tutti residenti a Vetralla, tra cui una sola ragazza, di 27 anni. Presunte menti del traffico sarebbero cinque albanesi, tra cui Rebeshi e Dervishi, e due donne romene, la ex di Ismail e la compagna di Sokol. Rebeshi, in particolare, sorpreso con una banconota da 20 euro falsa, è accusato di detenzione di soldi contraffatti. Sarebbero invece una trentina gli episodi di spaccio accertati dagli inquirenti.
E’ il processo che si è aperto ieri davanti al giudice Silvia Mattei, per essere poi rinviato al prossimo 6 dicembre quando Rebeshi e Dervishi saranno scortati in tribunale dalla penitenziaria, come hanno chiesto tramite i difensori, perché vogliono assistere al processo.
Un maxiprocesso per fatti risalenti al 2013, però ci sarebbero non solo grossi quantitativi di droga, ma anche molte “lievi entità”. Motivo per cui il giudice ha già sollecitato la procura a selezionare le intercettazioni da trascrivere, tenendo conto che per diversi capi d’imputazione la prescrizione potrebbe scattare a sette anni e mezzo.
Talmente tante le intercettazioni che si parla di “droga parlata”, nel senso che sono più gli stupefacenti cui si alluderebbe nelle conversazioni che quelli sequestrati.
La presunta banda di spacciatori di età compresa, oggi, tra i 24 e i 38 anni, avrebbe trasformato un casale di Tre Croci in una sorta di “fortino della droga” per il consumo collettivo di marijuana.
Avrebbero venduto o ceduto droga a una vasta clientela, composta da giovani, tossicodipendenti abituali e non. Per lo più cocaina, ma anche altri stupefacenti. Piccoli quantitativi che, a volte, giungevano direttamente nelle mani del consumatore finale. Altre volte a intermediari che, poi, davano o vendevano la droga a terzi.
Il grosso concentrato sulla piazza di Vetralla, con frequenti trasferte a Viterbo e perfino qualche escursione a Roma. Gli episodi di spaccio coprirebbero un periodo compreso tra il 2012 e il 2013, tra Viterbo, Capranica, Vetralla e la frazione di Tre Croci, Roma e Perugia.
Chi è Sokol Dervishi
Dervishi alias “Codino” è l’operaio albanese 33enne, da anni residente a Viterbo, tra i tredici arrestati della maxiretata antimafia sfociata nell’operazione Erostrato del 25 gennaio scorso. Attualmente è detenuto nella sezione di alta sorveglianza del carcere di Badd’e Carros di Nuoro, in Sardegna. Considerato uno dei fedelissimi dei vertici dell’organizzazione criminale italo-albanese, nell’ambito dell’operazione “Erostrato”, Dervishi sarebbe stato il braccio destro del connazionale 36enne Ismail “Ermal” Rebeshi e del viterbese 43enne d’origine casertana Giuseppe “Peppino” Trovato.
Chi è Ismail Rebeshi
Rebeshi, nato in Albania il 23 maggio 1983, imprenditore nel settore dei locali da ballo, ha precedenti pesantissimi per droga. Lo scorso 25 gennaio era già dietro le sbarre, arrestato il 26 novembre scorso per narcotraffico nell’ambito di un’inchiesta nata in Sardegna e ampliata a Lombardia e Lazio. Conosciuto come “Ermal il biondo”, al momento dell’arresto di sette mesi fa gestiva una rivendita di auto e un locale notturno. Ritenuto il più grande narcotrafficante del Viterbese, arrestato già arrestati nel 2010 al culmine di una maxi indagine che stroncò un traffico internazionale di stupefacenti.
Silvana Cortignani
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